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Il 25 aprile di De Luca: “Triste, solitario y final” a Piazza della Libertà

Pubblicato in 26 aprile 2012 da Redazione
Il 25 aprile di Vincenzo De Luca

Il 25 aprile di Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca sul Titanic di piazza della Libertà

Vincenzo De Luca sul Titanic di piazza della Libertà

Dopo l’ispezione della finanza
il sindaco controlla il cantiere.

Coperto dal segreto istruttorio il blitz del giorno prima delle Fiamme Gialle

SALERNO — Mercoledì a Salerno, mentre a piazza Vittorio Veneto si celebrava la festa della Liberazione con contestazioni, cori arrabbiati e striscioni di polemiche, in un’altra piazza regnava l’assoluto silenzio. Il giorno dopo l’ispezione del nucleo di polizia tributaria, a piazza della Libertà non c’erano gli operai della “Esa costruzioni”, la ditta sottoposta ai controlli che sta realizzando la pavimentazione. I lavori erano fermi e il cantiere era chiuso. Ma non per il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Che ieri mattina, verso le undici, accompagnato dalla sua scorta personale, passeggiava solitario nel cantiere della futura piazza dove ha espresso il desiderio che vengano gettate le sue ceneri. Lontano dal clamore dei festeggiamenti del 25 aprile, il sindaco si è affacciato sulla spiaggia di Santa Teresa….

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Figli delle Chiancarelle è “Pensare different…”

Pubblicato in 7 dicembre 2011 da Redazione
Il vero significato della S del logo

Il vero significato della S del logo

Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

Di Giuseppe Vuolo (giornalista Rai)

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sindaco di Salerno ce la stia mettendo tutta per lasciare un’impronta forte del suo passaggio al timone della città. E’ un riconoscimento che onestamente gli si deve. Detto questo, bisogna però aggiungere che la storia la scriveranno gli storici e non i tifosi. E la scriveranno non fermandosi alla scorza, ma vagliando documenti, progetti, testimonianze e opinioni circolate nella società civile. Insomma su una massa di “materiali” che i contemporanei bloccati nelle rispettive tifoserie in genere non amano considerare. A nessun salernitano forse interessa più di tanto il giudizio che la storia locale potrà dare da qui a 100 anni al lavoro di amministratore di De Luca. Quello che viceversa oggi li riguarda tutti da vicino – tifosi e non – è come possono (e se possono) dallo status di cittadinanza attiva correggere quello che c’è da correggere nelle sue scelte amministrative. Col solo strumento che la democrazia conosce: quello della critica di merito. Riguardo alla quale il nostro sindaco continua a mostrare una radicale idiosincrasia. De Luca – come si sa – ha un elevatissimo indice di autostima che lo porta a non prendere neppure in considerazione possa esistere in giro qualcuno capace di interpretare il Bene di Salerno più e meglio che lui stesso. E neppure è disposto a concedere che quello che gli riesce di realizzare (perché molto si perde per strada, ma guai a dirlo) si poteva fare con minor spesa, in minor tempo e con migliore risultato finale. E’ andata così anche nel modesto caso del logo di Vignelli, dove il problema non era il giudizio sulla qualità estetica del segno grafico. E neppure se esso potesse piacere o meno. Quanto piuttosto se funzionasse nell’evocare un’idea originale di Salerno. E anche qui il sindaco non si è fermato a valutare il risultato ottenuto dal grafico, ma lo standing del suo autore. Nasce da questa vocazione a posizionarsi sempre una spanna sopra quanti “osano” profferir verbo sulle sue iniziative l’ormai stantia litania di epiteti che riserva a chi lo contraria. Lo favorisce in questo la casta degli intellettuali locali – accademici e non – in congedo permanente effettivo, la quale proprio non ce la fa a uscire dal chiuso per dire apertis verbis cosa pensa del dolce stil nuovo con il quale il primo cittadino si rivolge da sempre ai propri oppositori. Che anche fossero solo quel 5 per cento che lui dice, meriterebbero lo stesso rispetto del presunto 95 per cento disposto ad obbedir tacendo qualunque cosa faccia o proponga. Quel 95 per cento che – per esempio – non trova nulla da ridire che la cifra identitaria della città sia continuamente spostata: ieri si puntava su Barcellona e Valencia, oggi su New York addirittura, ma anche su Cannes, su Rio de Janeiro, Salisburgo, Edimburgo, Berlino, giusto per restare coi piedi per terra! E non si accorge – sempre quel 95 per cento – che mentre il crono programma della Città del Futuro non registra ad oggi nessun completamento d’opera (Lungo Irno, Cittadella, Stazione Marittima, Fronte del Mare, Piazza della Libertà, eccetera…) pur tuttavia non si tralascia occasione per sparare illuminanti bengala su nuove seducenti iniziative allo studio, con lo scopo di tenere sveglia l’attenzione del grande pubblico plaudente. Insomma se non siamo proprio sul set di Seaheven, siamo nei dintorni. A Napoli (anche sotto De Magistris) si discute sul futuro della città. Il “sapere” fa sentire la propria voce. E così le altre forze sociali. Salerno ha ancora una “sua” Università? Se ce l’ha, la città di certo non se ne è accorta. Non lasci a quel “5 per cento di nostalgici delle “chiancarelle” (come li chiama doucement il sindaco) il monopolio di un pensiero “altro” da quello del grande tessitore. A Salerno c’è spazio per una critica costruttiva che si proponga di suggerire dove e come fare meglio rispetto a quanto pure è stato fatto. Quello che a questa città manca è l’ossigeno del confronto non servile. Perché la città annullerebbe d’un sol colpo quanto di buono in questi 20 anni  è stato realizzato, se rinunciasse alla propria libertà. E sarebbe davvero un baro destino avere la Piazza più grande d’Europa dedicata a Freedom, se in cambio anche un solo salernitano dovesse avere paura di dire I think different: sono fuori dal coro. Dovremmo insomma osare tutti di più, trovando il coraggio di applicare alla vita pubblica locale i pensieri che Tucidide mette in bocca a Pericle nel famoso discorso agli Ateniesi: «noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, qui ad Atene tutti siamo in grado di giudicarla». Tutta la mia personale simpatia perciò al quel 5 per cento di “sons of Chiancarelle”. Anche perché non sono convinto che quel 95 per cento (ammesso sia vero) venga – come ammonisce James Fishkin – da “consenso informato”.

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Figlio di una chiancarella a chi? Facebook si rivolta contro Bicienzo

Pubblicato in 29 novembre 2011 da Redazione
Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

L’Estetica non è una scienza esatta ma…$entiment (leggi)

PENSARE DIFFERENT (LEGGI)

Sono lo tsunami della coscienza salernitana, asfaltata da anni di colate di cemento e di vanità fredda e pseudo artistica a spese dei contribuenti. Di ora in ora ingrossano la loro onda lunga d’indignazione. Sono i quasi tremila “Figli delle Chiancarelle”, gli Union sons of Chiancarelle, come recita il loro Logo sulla pagina del gruppo Facebook (vedi). Sono la meglio gioventù, e non solo, salernitana: molti di loro vivono e lavorano all’estero, la gran parte in città.

Il gruppo nasce venerdì 25 Novembre dopo l’ennesimo soliloquio televisivo del sindaco di Salerno.  Bicienzo ha bollato in modo spregiativo ed offensivo come “figli ed eredi delle Chiancarelle” (guarda il video) tutti coloro che hanno osato non gradire la “cagata pazzesca” del nuovo Brand ideato da Vignelli, operazione costata ai salernitani la bellezza di 200 mila euro…

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Sentenza Tar: Crescent, non finisce qui!!!

Pubblicato in 10 novembre 2011 da Redazione
Santa Teresa: - 3.700 mq di spiaggia; -1.700 mq di mare

Santa Teresa: - 3.700 mq di spiaggia; -1.700 mq di mare

di Pino Vuolo (giornalista Rai)

Per il team di legali che hanno assistito Italia Nostra e il Comitato No Crescent (quest’ultimo non legittimato ad agire) nei quattro ricorsi  davanti al Tar di Salerno, la sentenza n. 1768/2011 di inammissibilità pronunciata dalla Prima Sezione non rappresenta una Caporetto. Già dai prossimi giorni – dice l’avvocato Oreste Agosto – il pool di avvocati si metterà al lavoro per appellare in tempi brevi (anche se la procedura concede sei mesi) le quattro pronunce al Consiglio di Stato.

L’avvocato definisce “deboli” le argomentazioni del giudice amministrativo che non a caso appellandosi all’inammissibilità non si è dovuto cimentare sul merito delle questioni. La risposta di merito (è sempre l’avvocato Agosto a parlare) il Tar l’ha data nel quarto ricorso, quello sul permesso a costruire, dove, rendendosi conto dell’insuperabile illegittimità dello stesso – rilasciato per settori – ha affermato che eventualmente il Comune potrà rilasciarne un altro emendato da vizi. Così invece di annullare il permesso a costruire, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso”.

In buona sostanza, il Tribunale nella sentenza relativa al ricorso straordinario di Italia Nostra al Capo dello Stato (rubricato al n. 452/2010) lo ha dichiarato inammissibile perché tardivo, essendo stato proposto dopo i 120 giorni concessi dall’art. 9 del Dpr n. 1191/197. Italia Nostra infatti l’ha notificato al Comune di Salerno a oltre un anno di distanza dalla pubblicazione del  Piano Urbanistico Attuativo per l’area di Santa Teresa, che secondo il collegio giudicante costituisce il provvedimento cardine che avrebbe dovuto essere impugnato. E non lo è stato. Ma i legali dell’Associazione non sono per nulla d’accordo con questa impostazione. E si preparano a dirlo davanti al Consiglio di Stato. Essi sostengono di aver agito a monte, chiamando in causa l’illegittimità del procedimento di concessione dell’autorizzazione paesaggistica (il famoso silenzio-assenso maturato sulla base di presentazione di foto del plastico del Crescent anziché dei rendering previsti dal Decreto PdC del 12 dicembre 2005 in applicazione del Dlgs 22 gennaio 2004, n. 42.
Il problema dell’autorizzazione paesaggistica era stato posto fin dall’inizio in un ricorso del Comitato No Crescent che, giudicato dal Tar poco più che quattro amici al bar, è stato messo alla porta come soggetto non legittimato. Perché – si chiedono ora i ricorrenti – a Salerno nel caso di specie non si è ritenuto di recepire l’orientamento della recente pronuncia del Consiglio di Stato (n. 3107 del 23/5/2011, VI Sezione) che ha estesa la legittimazione a stare in giudizio amministrativo persino ai Comitati spontanei? In attesa che tutta questa ingarbugliata matassa di questioni legali venga sbrogliata, il cittadino qualunque è assediato da mille perché. Perché un funzionario dello Stato a suo tempo accettò che il Comune fornisse le foto al posto dei rendering imposti dalla legge, e non insistette? E perché Palazzo di Città anziché limitarsi a pianificare e regolamentare si è messo a comprare suoli dal demanio per poi rivenderli a privati? Non potevano farlo direttamente i privati una volta che l’area avesse ricevuto specifica destinazione residenziale? E perché l’operazione di project financing che doveva prevedere la costruzione della Piazza a carico dei privati si è risolta in un’operazione che nella sostanza ha restituito al Comune i soldi anticipati per l’acquisto, col risultato che di pubblico i privati non realizzeranno un bel niente, visto che la Piazza è finanziata dai fondi Più Europa? E perché il Comune si è addossato il costo di 2,6 milioni di euro di un progetto che tutto sommato potevano pagarsi i privati? E perché il progetto del Crescent non rispetta la distanza di 10 metri dall’alveo del Torrente Fusandola secondo la previsione del PUC? E perché il Comune nel contratto di vendita dei diritti edificatori si è addossato la clausola vessatoria (di solito addossata sulla parte più debole) di risarcire – in caso di soccombenza nei giudizi pendenti – l’acquirente non solo del prezzo pagato ma anche del valore dei manufatti nel frattempo realizzati? E quale urgenza c’era di accollarsi un simile gravame, visto che la Piazza è lungi dall’essere ultimata e che i lavori del Crescent a distanza di sei mesi dal permesso a costruire non sono stati ancora avviati? Ed è vero o è falso – come affermato da Italia Nostra in uno dei ricorsi – che le superfici delle particelle catastali dell’area non corrisponderebbero con quelle autorizzate nel permesso a costruire che includerebbero 3.000 mq. di spiaggia e 1.700 addirittura di mare? Perché, se è falso, nessuno ha querelato Italia Nostra?

Qualcuno rivestito di pubbliche funzioni dovrà pure mettersi alla ricerca delle risposte vere a queste e ad altre domande. O il cenotafio di Piazza della Libertà ne custodirà per sempre i misteri.

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Crescent, ecco la sentenza del Tar: i ricorsi presentati troppo tardi

Pubblicato in 9 novembre 2011 da Redazione
La sentenza del Tar sul Crescent

La sentenza del Tar sul Crescent

MA NON FINISCE QUI! di Pino Vuolo (Leggi)

Fuori tempo massimo: è questo in estrema sintesi il motivo per cui il Tar di Salerno ha giudicato “inammissibili” i ricorsi presentati da Italia Nostra contro il Crescent. Inammissibilità che ha precluso ai giudici “l’esame nel merito delle censure formulate”, dall’associazione ambientalista, sull’autorizzazione paesaggistica e relativo silenzio assenso,sulla vendita senza titolo dell’area demaniale, sul computo di “superficie marina” e di “superficie spiaggia” per le volumetrie del Crescent e sulla mancanza di autorizzazione dell’Autorità di Bacino sul progetto definitivo.

Il “timer”, secondo il Tar, è scattato con l’approvazione da parte della giunta comunale del Pua (Piano Urbanistico attuativo) Cps1 area Santa Teresa avvenuto il 9 settembre del 2008, pubblicato sul Burc il 22 dello stesso mese. Pertanto il primo ricorso di Italia Nostra, presentato il 23 dicembre del 2009, si “palesa tardivo – si legge nella sentenza – perché proposto oltre il termine di 120 giorni”. (leggi sentenza 1, sentenza 2, sentenza 3, sentenza 4)

La tardività del ricorso – continua la sentenza – si riversa irrimediabilmente sull’odierno ricorso e sui relativi motivi aggiunti. Questo perché, quand’anche si ravvisassero i profili di fondatezza delle censure avverso gli atti successivi coi quali si è provveduto, per i singoli aspetti, rimarrebbero sempre nello sfondo i provvedimenti di programmazione costituiti dal Puc (Piano urbanistico comunale, ndr) e dal Pua, sui quali, in considerazione della tardiva impugnazione degli stessi, è precluso l’esame nel merito da parte del giudice”…

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