Storia del Piano della Salerno del Duemila

panorama3A cura di “Italia nostra” – sezione di SALERNO – Dicembre 2009

 

  

I CONTI CON IL PASSATO

In principio fu la Delibera Comunale n.71 del 1989. Con essa Salerno sana 21 anni di illegalità e adempie all’obbligo di rispettare nelle sue carte e nella sua attività urbanistica i cosiddetti “standards”, cioè la dotazione minima di spazio pubblico per verde, parcheggi, scuole, chiese ecc., che dal 1968 spetta per legge a ogni abitante di città italiana. La città conteggia il fabbisogno totale dei suoi standards, il loro quantitativo esistente, e quello mancante: due milioni e mezzo di mq! Ed è costretta a vincolare tutte le sue aree inedificate. Di lì a poco, annuncia la necessità di un nuovo Piano regolatore pienamente adeguato agli standards e alle sue nuove esigenze. Il vincolo della 71 scade nel 1994, ed è rinnovato mentre la comunità salernitana appare in simpatia con la Politica Nuova nata dalle ceneri della Prima Repubblica e ansiosa di raccoglierne la creatura urbanistica nuova.

La proroga non suscita forti reazioni nei proprietari dei suoli nuovamente bloccati: più forte della delusione è la fiducia nell’Amministrazione nuova e nel nuovo assetto che sarà il premio per tutti. Estensore del nuovo Piano, liberatorio del vecchio finito nelle secche della 71, è il prof Bohigas, illustre architetto spagnolo. A lui il Sindaco De Luca, che è il primo a elezione popolare diretta (dic ’93), conferma l’incarico conferito nel ‘92 dalla giunta ancien régime del socialista Giordano; e, nell’aprile ’94, lo invita a presentare un “Preliminare di piano”.

Comincia così il lungo cammino del nuovo PRG di Salerno, il cui primo passo è il “Documento Programmatico” del nov ‘94: nell’iter bohigasiano, è elaborato che precede ogni disegno o proposta di Piano, perché deve contenerne le opzioni basilari, tratte dagli indirizzi dati dalla Giunta con l’incarico. Redatto con il supporto di un autonomo Ufficio di Piano appositamente costituito dal Comune, il “Documento” è consegnato da Bohigas come prima cornice del Piano e suo unitario manifesto d’intenti: diffuso e discusso nelle sedi cittadine, è approvato dal Consiglio Comunale ad aprile ‘95 insieme con la bozza di 11 Progetti di Area.

All’entusiasmo del Palazzo, si contrappongono, fuori, le osservazioni critiche: per alcuni già quella bozza di piani architettonici non può essere spacciata per un Preliminare di Piano. In ogni caso, nell’occasione, la città discute largamente sulle sue questioni. In seguito sarà più arduo. Un giornale titolerà, infatti: Abbiamo deciso, ora discutiamone.

LA STAGIONE DI BOHIGAS

Nella prima stagione, targata Bohigas, il Piano è conosciuto dal cittadino per le AAPU, di cui, sente dire, sarà la somma. La parola è cacofonica e di senso non immediato, ma diventa popolare grazie ai mass-media. Al lettore-spettatore viene spiegato che AAPU vuol dire “Area di Attuazione Puntuale Urbanistica” e che nel metodo di Bohigas sono il primo strumento per “ricucire” il tessuto interrotto, slabbrato e troppo spesso brutto del corpo urbano. Le AAPU, cioè, sono i progetti di alcuni ambiti urbani ai quali è attribuito un ruolo anticipatorio strategico. La loro individuazione, in parte prefigurata dal “Documento Programmatico”, discende dall’esigenza di definire soluzioni a temi non rinviabili (opere pubbliche urgenti) e dal fine d’innescare un processo di riqualificazione esportabile poi a tutti gli altri quadranti urbani, per coinvolgere le proprietà private.

Ad aprile ’95, dunque, Oriol Bohigas chiede e ottiene di costruire il PRG su un’armatura di progetti urbani e avvia una stagione densa d’interventi (per lo più finanziati da risorse non ancora spese, convogliate anni prima in città) in cui si decidono molte opere di riqualificazione urbana.

Il Parco Mercatello, la strada Lungoirno, vari interventi comunitari “Urban” e una continuata azione di ridisegno dello spazio pubblico dei quartieri sono i frutti maturati di questa strategia. A cui vanno attribuiti pure i progetti dei concorsi internazionali di progettazione: Cittadella Giudiziaria (David Chipperfield), Stazione Marittima (Zaha Hadid), Palazzetto dello Sport (Tobia Scarpa) finiti tutti, curiosamente, in differenti impacci di appalto e tuttora lontani dal traguardo.

I RAPPORTI CON LA STORIA

In questa prima stagione del Piano che va fino alla chiusura (mag ‘98) del Concorso internazionale d’idee degli Edifici-Mondo del Centro Storico, che oggi versano in più disastroso stato, la più nota e controversa AAPU bohigasiana è quella presentata il 20 luglio ’96. Essa riguarda l’ambito costiero occidentale e mira a ridisegnarne il Fronte Mare dalla zona del recinto portuale commerciale fino a quella della foce dell’Irno: sono esibite, qui, le prime versioni dei progetti per S.Teresa, Piazza della Concordia e i loro porti. 

Il giudizio che questi progetti suscitano nei gruppi ambientalisti cittadini e, più in generale, la loro crescente diffidenza verso la lettura offerta da Bohigas dei temi relativi al rapporto con la città storica o, meglio, alla sua “modernizzazione” troppo disinvoltamente intesa, incrina per la prima volta il rapporto collaborativo con la civica Amministrazione. Nel settembre ’97 Italia Nostra, con altre associazioni, organizza un Convegno per contrastare il progetto del nuovo Fronte Mare cittadino.

L’EQUITA’ E’ PER TUTTI

Approvate le prime AAPU, il cittadino è avvertito che per conferire piena legalità al Piano occorre dargli regole generali di giusta edificabilità valide per tutti, e che questo si farà con la Perequazione Urbanistica, come ribadito a Bohigas da apposita Delibera. Da quel momento una faticosa tappa giuridico-operativa si apre sul cammino del Piano, che a ottobre ‘98 affiora pubblicamente alla Provincia con un affollato Seminario “perequativo” promosso dagli Ingegneri di Salerno. Presenti -oltre agli estensori del piano salernitano- studiosi, politici, pionieri ed esperti venuti da varie parti d’Italia, si esaminano temi ed esempi del nuovo strumento contro la speculazione fondiaria, che è stato scelto anche per il PRG salernitano. Così, mentre la classe dei tecnici locali prende confidenza con il futuro strumento operativo, si tesse la complicata tela “perequativa” del Piano.

L’ADDIO DEI PADRI

Il 30 aprile 2003, a più di 11 anni dall’incarico, Oriol Bohigas consegna pubblicamente il Piano per l’adozione. Ma il 24 marzo 2003, cioè un mese prima, in un hotel cittadino si tiene un Convegno promosso dall’associazione politico-culturale Sudeuropa, vicina all’ex Sindaco De Luca, eletto deputato nel 2001, il quale, in presenza del successore De Biase, dell’assessore urbanistico regionale Di Lello, dei Presidenti di Assindustria e Ance di Salerno, del prof  Bohigas e dell’arch. Martino, annuncia per la prima volta la necessità di una fase nuova del Piano -per ragioni di concretezza ed economia- la cui parola d’ordine sarà «Varianti». Spiega che l’irrinunciabile strumento perequativo su cui si fonda il Piano è previsto nella bozza della nuova legge regionale, ma che questa è solo in itinere. Nel frattempo noi, dichiara l’on., non possiamo fermarci.

I rappresentanti dell’imprenditoria esprimono apprezzamento pur lamentando lungaggini, lacci e lacciuoli, l’assessore Martino, nel suo intervento, alla parola Varianti contrappone la parola «Anticipazioni di Piano», il prof Bohigas non si esprime. Dunque, il 24 marzo 2003 è data cruciale: ma rari osservatori notano che sta consumandosi, lì, il distacco di Bohigas dal suo Piano e quello dell’assessore Martino dal suo Sindaco. Le dimissioni di Martino avverranno l’11 nov 2003. La nuova legge regionale nascerà con il n.16 il 22.12.04.

INTERMEZZO

Alla presentazione del 30 aprile 2003 non seguì l’adozione del Piano, benché si continuasse ad additarlo come il traguardo felicemente raggiunto di uno straordinario cammino urbanistico, largamente condiviso. Infatti, l’Amministrazione prese a navigare sull’appena tracciata rotta delle varianti, avvalendosi dei numerosi strumenti derogatori di cui è ricca la normativa nazionale e regionale: con un Piano appena nato sarebbe stato possibile? La promulgazione, nel dicembre 2004, della Legge regionale 16 fornì l’ultimo assist: “bisognava” adeguare il non ancora nato PRG alle nuove disposizioni. Così, mentre il piano viene adeguato alla nuova legge, si aprono nuovi spazi alla proprietà immobiliare e si varano piccole e grandi varianti urbanistiche a domanda individuale, talvolta con qualche significativo raddoppio dell’indice. Nell’agosto 2006, è presentato il PUC, adeguato secondo l’amministrazione alla legge regionale ed è prontamente approvato da Provincia e Regione.

Il confronto tra stesura 2003 e quella 2006 mostra differenze interessanti: cala il numero degli abitanti reali, ma resta fermo il dimensionamento; cresce il volume edificabile totale; aumentano gl’indici di conversione a residenza degli immobili industriali dismessi o da dismettere, scompaiono alcune destinazioni pubbliche (la nuova Questura) per altre private; scompaiono le residenze universitarie alla Lungoirno; si amplia sulla collina la zona urbana, si concentra l’edilizia residenziale pubblica in quartieri periferici capaci di ospitare fino a 5000 abitanti. Le correzioni introdotte al piano 2003 riguardano dunque anche scelte eticamente qualificanti, come quella, fortemente voluta da Bohigas, di non costruire più quartieri economico-popolari separati, ma di inserirne un’aliquota in ogni nuovo intervento urbano: ipotesi evidentemente sgradita a chi in quella promiscuità vede l’abbattimento dei valori immobiliari delle proprie realizzazioni.

Il Piano così emendato trova il favore di proprietari e imprenditori: “è una svolta epocale”, dice il Sindaco, e si dichiara pronto ad approvare il PUC anche avvalendosi dei suoi soli consiglieri di partito.

Per gli oppositori critici, però, il PUC non è conforme alla nuova legge regionale: è privo della prescritta Valutazione d’Impatto Ambientale e gli indici di edificabilità non sono quelli previsti. L’adeguamento del PRG a PUC è stato utilizzato per fare altro? Le correzioni apportate al piano 2003 ne spiegano la mancata approvazione? Se sì, si dovrebbe dedurre che la rendita fondiaria continua a influenzare e a dettare la pianificazione, che la contrattazione urbanistica avviene in più fasi e a più riprese e che, come in passato, funziona meglio se riesce a piegare fin dalla nascita lo strumento urbanistico alle proprie esigenze. Italia Nostra, Legambiente, WWF e Lipu presentarono severe osservazioni al PUC: respinte senza una risposta di merito.

IL CEMENTO E IL SIMBOLO

Il Crescent, gigantesca muraglia che oggi si vuole erigere sulla storica spiaggia di Santa Teresa per mano dell’archistar Ricardo Bofill, è il progetto emblematico di questa nuova massiccia cementificazione di Salerno. Ma mentre la gente si divide sul Crescent, nella sua ombra lunga avanza la costruzione di enormi quartieri popolari in periferia; di parchi residenziali che si sporgono dalle colline; di pseudofabbricati rurali che infiorano la campagna; di fabbriche dismesse che attendono di trasformarsi in supermercati; di inceneritori e centrali turbogas che vanno e vengono: di tutto, c’è, e di più, sotto il Crescent.

MA QUANTI SAREMO?

Trasversale a tutta la vicenda del Piano è un tema tuttora polemico e irrisolto: il suo dimensionamento. Nella generalità dei casi, il dimensionamento di un Piano è dedotto sulla base del patrimonio edilizio esistente e del trend demografico in atto. Gli studi economico-sociali del Censis (Centro studi investimenti sociali) e della Fondazione Sichelgaita posti a base dei numeri del piano salernitano, analizzano in modo, per così dire, usuale gli aspetti demografici e socioeconomici della città delineandone la possibile collocazione nel sistema regionale e nazionale ma, poi, legandolo a diversi scenari, formulano il dimensionamento del Piano non come logica proiezione del trend in essere ma come “funzione-obiettivo”. Cioè, nel PRG di Salerno il dimensionamento è -esso stesso- “scelta progettuale”.

Lo studio Censis fissò in circa 156.000 abitanti la dimensione demografica di Salerno al 1999 (149.000 effettivi + 7000 stimati non registrati all’anagrafe) sebbene dati più freschi indicassero già una realtà anagrafica minore. Comunque, ancorandola ad un’ipotesi intermedia fra quelle formulate dal Censis, il PRG adottò una previsione-abitanti che avrebbe dovuto portare, nell’arco tra i 10 e i 20 anni, la popolazione residente a circa 180.000 abitanti. Si deduceva, cioè, che nel 2009, cioè oggi, Salerno avrebbe contato 178.700 abitanti, con un incremento di 22.700 unità. L’incremento prefigurato era sostanzialmente legato ai fattori del miglioramento della qualità della vita urbana; dello sviluppo economico e imprenditoriale e conseguenti ricadute occupazionali; delle nuove scelte di offerta edilizia, calmieratrice del mercato-casa. Il PRG riteneva che alla città competesse una dimensione demografica all’altezza di attrezzature e servizi superiori e ipotizzava una popolazione più giovane e stratificata e un’economia più dinamica e con possibilità di sviluppo maggiori di quanto consentito se l’opzione fosse stata quella, reale, di “crescita zero”.

Alla pubblicazione del PUC (2006), i dati rivelavano un ulteriore calo della popolazione, scesa a 144.000 residenti, e cioè, aggiungendo sempre i 7000 abitanti ”invisibili”, a 151.000 totali. Ciò nonostante, il traguardo rimane fermo a 180.000-185.000 abitanti. La relazione del PUC candidamente enuncia che –virgolette: …il PUC si elabora con la previsione che Salerno debba prepararsi a una dimensione demografica di circa 180.000 abitanti, ma senza precisare il tempo che s’impiegherà per raggiungere questa soglia…-chiuse virgolette. In altri termini, stabiliti “gli abitanti probabili e/o desiderati” si parte per costruire tutto il piano per tutti quegli abitanti che sicuramente verranno, anche se non si sa quando; e, dunque, si costruiranno circa 1.140.000 mq di solaio lordo (pari a 3.400.000 mc) di nuova residenza, di cui 375.000 mq (pari 1.125.000 mc) destinati al miglioramento abitativo dei resdenti attuali e circa 760.000 mq (pari a circa 2.290.000 mc) destinati alla domanda di nuova residenza necessaria al traguardo dei 180.000.

Notizia di questi giorni: l’Istat comunica che al 30 giugno 2009 gli abitanti residenti di Salerno sono 139.585.

 

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2005 agosto – Pubblicazione del PUC salerno per le osservazioni

Redatto da Oriol Bohigas e Albert Puigdomenech (mbm arquitectes s.a.)

Struttura speciale – Ufficio di Piano – dirigente arch.Bianca De Roberto

Direttore del settore – Bianca De Roberto

Assessore all’urbanistica – Domenico de Maio

Sindaco – Mario De Biase

 

2006 giugno – rielezione a sindaco di Vincenzo de Luca

 

Il Piano Urbanistico Comunale – PUC, formato ai sensi degli artt. 23 e 24 della L.R.C. 16/2004 ed adottato con delibera di C.C. n. 56 del 16/11/2006, è approvato con D.P.G.P. n. 147/2006, pubblicato sul BURC n. 2 del 08/01/2007, ed è diventato vigente dal 24/01/2007.

 Dal 03/06/2009 è vigente “La variante normativa 2008 al PUC”, che viene conservato nella sua impostazione strutturale e programmatica nonché nel proprio bilancio, approvata con D.P.G.P. n. 22/2009, pubblicata sul BURC n. 29 del 18/05/2009

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3 Responses to "Storia del Piano della Salerno del Duemila"

  • paola says:
  • SOLOXSALERNO says:
  • SOLOXSALERNO says:
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