Spiaggia Santa Teresa, quando l’arbitro ignora il rigore per… Fifa

Il sovrintendente Gennaro Miccio

Il sovrintendente Gennaro Miccio

Un bel cartellino rosso per Miccio

Un bel cartellino rosso per Miccio

PORTA NOVA

Di Gerardo Malangone (arch)

Naturalmente, pure quelli di Porta si sono rallegrati per l’iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Salerno di affidare alle pagine de “La Cittá” un inedito racconto a puntate sulle “Piazze salernitane”. Ma il fatto che alla fine ne sia stata decantata una che non solo ancora non c’è ma ha diviso gli arch e i cives e scomodato i Tar, cioè quella del Crescent a S.Teresa, li ha spinti ai seguenti quiz seri.

1) Certi progetti, che dire discussi è poco, non meriterebbero racconti in par condicio?

2) Non era più giusto che, all’incontrario di come è successo, la Presidentessa-Architetti raccontasse la vecchia S.Teresa e il Soprintendente-BAP la Nuova? Avrebbe potuto, egli, fra l’altro, por rimedio pure all’afasia del suo predecessore Zampino sul Crescent, lasciato nelle nebbie dopo una vacatio estiva con silenzio-assenso incorporato. Invece no, pur’egli s’è cimentato con chiancarelle e simili, dopo aver avvertito che la via della nostalgia “non conduce da nessuna parte”.

Ora, se certe partite si giocassero solo fra Nostalgia e Neofilia e l’esito dipendesse dalle maggiori virtù dell’una o dell’altra, ai Salernitani potrebbe bastare di interrogare il loro Soprintendente-BAP (anche solo in punta di penna teorica) sulle virtù della seconda in un caso del genere; inquadrate, però, nel contesto normo-culturale avverso a Spreco e/o Cancellazione di risorse (suolo, ambiente, edifici, scenari urbani) “non” riproducibili: che sono i vizi opposti dell’Inerzia nostalgica.

Invece, la partita è fra Trasformazione e Manomissione: dove la prima è intesa come creativa modifica urbanistico-architettonica debitamente motivata; e la seconda come sostituzione brutal-speculativa, ancorché elargita in fascinosa veste igienico-modernista.

Sotto questo punto di vista il pass che, dice, fu rilasciato a quell’ineffabile veranda lignea sulla piazza del Duomo è meno grave di questo muto assenso a pubblico progetto di muraglia edile su spiaggia storica: quella può essere sempre tolta e persino metabolizzata dalla cittá nel suo ruminare, questo è gesto che reclamerá per sempre non una scusa igienica o un atto di Fede Neòfila, ma una chiara&distinta spiegazione tecnico-legal-culturale, dovuta per legge!, che è stata negata ai Salernitani.

Ma, se non lì, cioè, se non di fronte a un Crescent alto e lungo come una nave da crociera arenata in eterno davanti al centrostorico, dov’è che urge che una BAP eserciti il suo ruolo garante d’arbitro arch-ambientale? Invece di tacere, poteva vedere se c’erano falli in area su S.Teresa e applicare il regolamento che vieta all’arbitro di ignorare il rigore?

Bene, questi quiz di Porta ancora volteggiavano per aria quando Aitáno ha detto agli amici: «Amici, guardando l’azione alla moviola si vede benissimo che l’arbitro è girato dall’altra parte quando S.Teresa viene atterrata in area! Ma la moviola in campo è vietata, sapete, dalla FIFA?».

L’articolo di Miccio sulla “Città” (Leggi)

L’articolo Presidente ordine architetti Salerno, Maria Gabriella Alfano (leggi)

Ordine Architetti Salerno, presidente Maria Gabriella Alfano

Ordine Architetti Salerno, presidente Maria Gabriella Alfano

In riferimento all’articolo di Gabriella Alfano:

Il Presidente dell’Ordine degli Architetti, sembra una persona venuta da un altro pianeta che cammina leggiadra su una piattaforma piantata nel nostro mare.
Inoltre divaga con i suoi pensieri su cosa potrà essere quella distesa di cemento senza minimamente accennare come si è giunti a questo punto della storia.
E’ questa una persona che può rappresentare la categoria degli architetti a Salerno?
Può assumersi la responsabilità di un’intera categoria su un problema che ha diviso una città intera, esprimendosi con quelle parole e firmandosi con il titolo di Presidente dell’Ordine degli Architetti?
Il caso Crescent, con l’annessa piazza, è nel tempo divenuto una questione che travalica i confini cittadini. La stampa nazionale più volte ha acceso i riflettori sul discusso intervento: il settimanale L’espresso in un apposito reportage ha definito l’opera “Il mostro del golfo di Salerno”, il libro-inchiesta “La Colata, Il Partito del Cemento” lo ha invece classificato come un palazzone a semi-cerchio, evoluzione raffinata degli enormi caseggiati sorti nelle periferie urbane negli anni Sessanta. Il quotidiano El Pais pure ha dedicato all’opera un ampio servizio mettendone in rilievo l’impatto e i rilievi critici mossi da più parti. Non sono mancate neppure le prese di posizione di personalità di ampio respiro come Gillo Dorfles, Oriol Bohigas, Vittorio Sgarbi, Mario Tozzi, Giorgio Todde, Paolo Fresu, Enzo Maiorca né le Interrogazioni promosse da parlamentari di ogni orientamento politico.
Gli architetti salernitani si dissociano dalle parole espresse dall’attuale e immeritato suo massimo rappresentante di categoria.
Arco architetticompatti

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