Sentenza Tar: Crescent, non finisce qui!!!

Santa Teresa: - 3.700 mq di spiaggia; -1.700 mq di mare

Santa Teresa: - 3.700 mq di spiaggia; -1.700 mq di mare

di Pino Vuolo (giornalista Rai)

Per il team di legali che hanno assistito Italia Nostra e il Comitato No Crescent (quest’ultimo non legittimato ad agire) nei quattro ricorsi  davanti al Tar di Salerno, la sentenza n. 1768/2011 di inammissibilità pronunciata dalla Prima Sezione non rappresenta una Caporetto. Già dai prossimi giorni – dice l’avvocato Oreste Agosto – il pool di avvocati si metterà al lavoro per appellare in tempi brevi (anche se la procedura concede sei mesi) le quattro pronunce al Consiglio di Stato.

L’avvocato definisce “deboli” le argomentazioni del giudice amministrativo che non a caso appellandosi all’inammissibilità non si è dovuto cimentare sul merito delle questioni. La risposta di merito (è sempre l’avvocato Agosto a parlare) il Tar l’ha data nel quarto ricorso, quello sul permesso a costruire, dove, rendendosi conto dell’insuperabile illegittimità dello stesso – rilasciato per settori – ha affermato che eventualmente il Comune potrà rilasciarne un altro emendato da vizi. Così invece di annullare il permesso a costruire, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso”.

In buona sostanza, il Tribunale nella sentenza relativa al ricorso straordinario di Italia Nostra al Capo dello Stato (rubricato al n. 452/2010) lo ha dichiarato inammissibile perché tardivo, essendo stato proposto dopo i 120 giorni concessi dall’art. 9 del Dpr n. 1191/197. Italia Nostra infatti l’ha notificato al Comune di Salerno a oltre un anno di distanza dalla pubblicazione del  Piano Urbanistico Attuativo per l’area di Santa Teresa, che secondo il collegio giudicante costituisce il provvedimento cardine che avrebbe dovuto essere impugnato. E non lo è stato. Ma i legali dell’Associazione non sono per nulla d’accordo con questa impostazione. E si preparano a dirlo davanti al Consiglio di Stato. Essi sostengono di aver agito a monte, chiamando in causa l’illegittimità del procedimento di concessione dell’autorizzazione paesaggistica (il famoso silenzio-assenso maturato sulla base di presentazione di foto del plastico del Crescent anziché dei rendering previsti dal Decreto PdC del 12 dicembre 2005 in applicazione del Dlgs 22 gennaio 2004, n. 42.
Il problema dell’autorizzazione paesaggistica era stato posto fin dall’inizio in un ricorso del Comitato No Crescent che, giudicato dal Tar poco più che quattro amici al bar, è stato messo alla porta come soggetto non legittimato. Perché – si chiedono ora i ricorrenti – a Salerno nel caso di specie non si è ritenuto di recepire l’orientamento della recente pronuncia del Consiglio di Stato (n. 3107 del 23/5/2011, VI Sezione) che ha estesa la legittimazione a stare in giudizio amministrativo persino ai Comitati spontanei? In attesa che tutta questa ingarbugliata matassa di questioni legali venga sbrogliata, il cittadino qualunque è assediato da mille perché. Perché un funzionario dello Stato a suo tempo accettò che il Comune fornisse le foto al posto dei rendering imposti dalla legge, e non insistette? E perché Palazzo di Città anziché limitarsi a pianificare e regolamentare si è messo a comprare suoli dal demanio per poi rivenderli a privati? Non potevano farlo direttamente i privati una volta che l’area avesse ricevuto specifica destinazione residenziale? E perché l’operazione di project financing che doveva prevedere la costruzione della Piazza a carico dei privati si è risolta in un’operazione che nella sostanza ha restituito al Comune i soldi anticipati per l’acquisto, col risultato che di pubblico i privati non realizzeranno un bel niente, visto che la Piazza è finanziata dai fondi Più Europa? E perché il Comune si è addossato il costo di 2,6 milioni di euro di un progetto che tutto sommato potevano pagarsi i privati? E perché il progetto del Crescent non rispetta la distanza di 10 metri dall’alveo del Torrente Fusandola secondo la previsione del PUC? E perché il Comune nel contratto di vendita dei diritti edificatori si è addossato la clausola vessatoria (di solito addossata sulla parte più debole) di risarcire – in caso di soccombenza nei giudizi pendenti – l’acquirente non solo del prezzo pagato ma anche del valore dei manufatti nel frattempo realizzati? E quale urgenza c’era di accollarsi un simile gravame, visto che la Piazza è lungi dall’essere ultimata e che i lavori del Crescent a distanza di sei mesi dal permesso a costruire non sono stati ancora avviati? Ed è vero o è falso – come affermato da Italia Nostra in uno dei ricorsi – che le superfici delle particelle catastali dell’area non corrisponderebbero con quelle autorizzate nel permesso a costruire che includerebbero 3.000 mq. di spiaggia e 1.700 addirittura di mare? Perché, se è falso, nessuno ha querelato Italia Nostra?

Qualcuno rivestito di pubbliche funzioni dovrà pure mettersi alla ricerca delle risposte vere a queste e ad altre domande. O il cenotafio di Piazza della Libertà ne custodirà per sempre i misteri.

FacebookTwitterLinkedInMySpaceGoogle GmailHotmailYahoo MailShare

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Comment

*