Se la Vela e’ di cemento anche in Spagna i cittadini s’incaz…!

terranewscontent_logoA Barcellona protestano per la mastodontica struttura di un albergo sorto a 20 metri dal mare. Nonostante la legge lo vieti, con un escamotage è stata concessa una deroga che scontenta molti. Da Bercellona, Mario Magarò per www.terranews.it (Leggi l’articolo originale)

vela 2 ll primo ottobre del 2009 ha aperto ufficialmente i battenti l’Hotel Vela (Vedi foto). Una data storica: si tratta dell’ultimo arrivato tra le mastodontiche costruzioni che, a partire dai Giochi Olimpici del 1992, hanno profondamente modificato lo sky-line di Barcellona. Disegnato dall’architetto Ricardo Bofill, l’albergo in questione rappresenta la nuova punta di diamante della statunitense Starwoods, una multinazionale specializzata in hotel e resort di lusso sparsi per mezzo mondo. Il progetto dell’Hotel Vela riflette pienamente gli alti standards a cui deve attenersi: 5 stelle, 473 camere disposte su 26 piani ed equipaggiate con ogni sorta di comfort, per un prezzo minimo a notte di 289 euro.  Il tutto incatastato in una stupefacente struttura a forma di vela espressione dell’anima postmodernista del suo creatore, ritenuto uno dei massimi esponenti di questo filone. Per la prima notte un bel cartello con impressa la scritta “completo” campeggiava con largo anticipo all’ingresso; da allora le aspettative degli investitori sono state ampiamente soddisfatte con un numero sempre più crescente di prenotazioni.

BarcellonaLa Ley de Costas. Edificato all’estremità occidentale della spiaggia della Barceloneta, l’Hotel Vela si trova a soli 20 metri dal mare e tale misurazione basterebbe da sola per bollarlo come illegale ai sensi della Ley de Costas. Questo è quanto vanno affermando da tempo gli esponenti del movimento “HotelVelaBarcelona”, un’associazione messa in piedi da residenti della Barceloneta e non, esasperati dalle incursioni di stampo global che Barcellona ha sofferto negli ultimi 18 anni, in primis nell’ambito immobiliare. Questa legge, infatti, prevede un limite minimo di 100 metri dal mare per gli edifici. La definitiva approvazione nel 2003 del progetto di Bofill da parte del Comune ha fatto luce sul complesso gioco di interessi e poteri che stanno dietro alla costruzione dell’albergo e sugli escamotage adottati per garantirgli il crisma della legalità. Un ruolo chiave l’ha giocato l’Autorità Portuale che gestisce i terreni su cui è stato poi effettivamente tirato su l’Hotel Vela; le costose concessioni pagate per lo sfruttamento del suddetto suolo dal consorzio “Nova Bocana Barceloneta”, formato da quattro delle principali imprese di costruzione di Spagna (Fcc, Ohl, Comsa, Sacresa), hanno evidentemente fatto smuovere le acque nella maniera desiderata. La Ley de Puertos è stato il cavillo adottato per bypassare le restrizioni relative alla distanza dal mare; con ampi margini di autonomia in ambito legislativo, il Governo cittadino ha infatti modificato la norma in modo da autorizzare la costruzione di edifici non tenendo conto dei famigerati 100 metri, purchè ciò che si costruisce rientri nel concetto di “servizio proprio” del porto, nel senso cioé di un qualcosa strettamente connesso con l’attività dello stesso. Come possa mai rientrare un albergo di lusso tra i “servizi propri” di un porto è ciò che si chiedono quelli di “HotelVela Barcelona”.

Barceloneta. Da sempre una sorta di entità a parte per via di quella sua struttura a guscio che dà le spalle al resto della città, la Barceloneta si presenta come un insieme di vicoli e palazzi addossati l’uno all’altro che guardano in direzione della lunga spiaggia e del mare. Qui si vive(va) di pesca: forme parallele di economia come ad esempio il turismo erano del tutto sconosciute, quasi inimmaginabili. Quartiere meta di forte immigrazione di origine andalusa, la comunità della Barceloneta riflette(va) la vita tipica di un pueblo; i ritmi della giornata scanditi dalle uscite in mare dei pescadores ed una fitta rete di rapporti sociali strutturati sulla conoscenza porta a porta. Tre giovani dall’andatura dinoccolata con accento  anglosassone passano per la Calle Pescadores e lo sguardo di Emilia Llorca si fa perplesso. Lei è la presidente del comitato “Veins de l’Ostia” formato dagli abitanti del quartiere. Scopo dell’associazione è quello di tutelare l’amato barrio attraverso una capillare attività d’informazione sulle problematiche del luogo e in questo momento l’Hotel Vela e la conseguente cancellazione di una porzione della playa sono ovviamente in primo piano. Le affermazioni della signora Llorca tracciano uno spaccato sulla Barceloneta degli ultimi anni; pongono l’accento sull’invasione delle agenzie immobiliari che invogliano i proprietari delle case a vendere, a prezzi non tarati sul reale valore di mercato, per poi affittare le stesse secondo le formule tipiche del turismo moderno come i last minute, un week-end o una settimana.

All’opera dei privati si aggiungono le intenzioni del Comune che la dicono lunga sulla percezione dei problemi dei residenti da parte delle autorità pubbliche: il Plan de los Ascensores prevede l’accorpamento degli edifici in blocchi, in modo da creare materialmente uno spazio tra le strade del quartiere per nuove attività come negozi o alberghi. Ad oggi l’attuazione del Plan è stata sospesa per le ripetute rimostranze dei “Veins de l’Ostia”. È accaduto dunque che la Barceloneta si sia trovata da un giorno all’altro ad essere ambita quale soggetto commerciale in virtù della sua straordinaria collocazione. Oltre all’Hotel Vela, passeggiando per le vie del quartiere si scorgono ormai svariati esercizi che di autoctono hanno poco o nulla: dal bar arredato con design dell’ultima generazione ai take-away di cucina orientale ed italiana. Inevitabile corollario di questo processo di destrutturazione economica è la profonda trasformazione del tessuto sociale della zona; la Barceloneta sta progressivamente dismettendo i panni del blocco sociale omogeneo che costituiva, a favore di un meltin’ pot che gli storici abitanti del quartiere faticano ad accettare. «All’inizio eravamo incuriositi….ora siamo terrorizzati», confessa la signora Llorca. Tenendo conto che, escluso l’Hotel Vela, le attività commerciali avviate non hanno puntato ad un target specifico, ma piuttosto ad una clientela con una disomogenea capacità di spesa al fine di attirarne quanta più possibile, c’e stato anche un netto peggioramento della qualità della vita.

Le prospettive. Le ultime statistiche parlano di una Spagna ormai al picco della crisi economica che sta investendo il Paese. Anche Barcellona sta subendo gli effetti della recessione ma c’e un settore, quello del turismo, che qui sembra accusare la crisi in tono minore. L’apertura del nuovo mega-terminal all’aereoporto “El Prat” testimonia l’assoluto appeal che la città suscita negli stranieri, così come basta un rapido sguardo sul porto per constatare l’incessante transito di navi da crociera. La costruzione dell’Hotel Vela, al pari delle continue trasformazioni di natura socio-economica che stanno investendo la Barceloneta, non è altro che la risposta alle domande di un mercato i cui flussi di denaro hanno trovato le autorità cittadine sempre molto sensibili a riguardo. Con fare dimesso Doña Emilia sentenzia: «Il futuro è nero, dovremo andarcene da qui», lasciando quindi spazio a poche interpretazioni sul sentimento che pervade la comunità circa il proprio destino. Nel frattempo l’enorme mole dell’albergo si staglia ben definita sulla spiaggia della Barceloneta, Rimane solo da chiedersi, a questo punto, dove tutto ciò accadrà la prossima volta.

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7 Responses to "Se la Vela e’ di cemento anche in Spagna i cittadini s’incaz…!"

  • paolino says:
  • Mister Ptcp says:
  • Zanardi says:
  • Travaglissimo says:
  • Saviano c'é says:
  • PaoloG says:
  • Oi Filosofoi says:
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