Ricorsi Crescent, ad ottobre l’ardua sentenza del Tar di Salerno

La statua di Enrico de Marinis circondata dalle ruspe

La statua di Enrico de Marinis circondata dalle ruspe

Il Lungomare che non c'è più

Il Lungomare che non c'è più

Bisognerà attendere l’autunno per conoscere l’esito dei ricorsi presentati al Tar di Salerno da Italia Nostra contro la costruzione del condominio Crescent, l’ecomostro di Santa Teresa. Individuato il mese, ottobre, resta solo il dubbio tra le date del 6 e del 20, quando sono in calendario udienze e camera di consiglio della prima sezione del tribunale amministrativo. I giudici saranno chiamati a decidere  nel “merito” dei ricorsi, sia quello relativo al progetto che quello relativo al bando della vendita dei diritti edificatori espletato dal comune di Salerno e aggiudicato al “trio Crescent” Rainone, Ritonnaro, Favellato.

L’intervento “Piazza della Libertà e Edificio Crescent”, predisposto dal Comune di Salerno – si legge in uno dei ricorsi di Italia Nostraprevede la realizzazione di una massiccia edilizia privata mediante la costruzione di un edificio, denominato giustappunto “Crescent”, di proporzioni mastodontiche, avente uno sviluppo lineare di 300 metri circa ed un’altezza di quasi 30 metri, con utilizzo di oltre 150.000 metri cubi di calcestruzzo, sulla storica area di S. Teresa”.

L’intervento incide, alterandolo profondamente ed irreversibilmente, sul paesaggio urbano e, in particolare, sulla visuale del centro storico cittadino dal mare e sul paesaggio verso il mare e verso la Costiera amalfitana da tratti significativi del lungomare.

Tale operacontinua Italia Nostraoltre a pregiudicare irreparabilmente il paesaggio  non risponde ad alcuna ragione e/o finalità di interesse pubblico, sostanziando esclusivamente un’operazione di edilizia privata con scarsa utilità pubblica”.

Altamente critico il passaggio sull’operato della Sovrintendenza di Salerno: “Nonostante il progetto violi in maniera evidente ogni norma a tutela del paesaggio e, in particolare, le norme di cui al d.lgs. n. 42/2004, la Soprintendenza per i BAPPSAD ha “preferito” lasciare inutilmente decorrere il termine per l’esercizio della propria potestà di controllo, senza esprimere alcun parere.

Tale comportamento inerte appare lesivo degli interessi pubblici e collettivi anche in considerazione del fatto che il descritto intervento urbanistico ha enormi dimensioni tanto da essere qualificato “fuori scala” da numerosi tecnici, urbanisti e liberi professionisti di rilievo nazionale.

Ancor meno si comprende il silenzio della Soprintendenza se ci si sofferma sulla circostanza che il progetto di cui si discute è stato presentato come l’intervento urbanistico più importante della città di Salerno, peraltro ricadente in zona vincolata e, fino a poco tempo fa, di proprietà del Demanio statale”.

Ad ottobre ai giudici del Tar di Salerno la prima ardua sentenza!

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