Rainone ricorre al Consiglio di Stato, il papocchio “crescent” a dismisura

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Rainone

Il Palazzo del Consiglio di Stato

Il Palazzo del Consiglio di Stato

L’UTILITA’ DI UN BUON NAVIGATORE (di Gerardo Malangone)

La Snai non l’avrebbe neanche quotato, talmente era prevedibile e logico il ricorso dell’Ati Rcm al Consiglio di Stato contro l’ordinanza di sospensiva del Tar di Salerno sull’asta dei diritti edificatori del Crescent. Ed infatti il ricorso ci sarà. Rainone, inoltre, diffida il Comune a stipulare martedì la convenzione con la Cogefer, invitando l’amministrazione quanto meno ad aspettare l’esito del secondo grado della giustizia amministrativa.

Ma il sindaco ha fretta, una dannata fretta (“quanta fretta ma dove corri, dove vai, se ti fermi per un momento capirai” canterebbe Bennato).  Anche Rainone ha fretta, 24 ore di tempo per ottenere domani al Consiglio di stato un decreto cautelare che impedirebbe al Comune di procedere con la Cogefer. Il tempo strige mentre il papocchio “crescent” a dismisura.

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CRESCENT, QUALE GARA?

di Aldo Bianchini

Tratto da (www.dentrosalerno.it)

Fortunatamente il tempo restituisce i meriti e le verità. Esattamente il 28 giugno scorso avevo scritto su questo giornale che la gara per l’aggiudicazione dei lavori per la costruzione del Crescent era a rischio, ed avevo anche indicato i motivi che avevano indotto il dirigente comunale avv. Aniello Di Mauro a non sottoscrivere la convenzione necessaria per l’aggiudica dei lavori. Tra i tanti, il motivo principale, che nemmeno oggi viene indicato nonostante la sentenza del Tar, è semplice: Nessuno dei due raggruppamenti in gara, Cogefer e NewCo (l’Ati composta da alcune imprese locali tra le quali Rainone e Ritonnaro), può disporre del “titolo abilitante per la demolizione del Jolly” che è tuttora di proprietà del gruppo Chechile che da qualche tempo ha rotto i rapporti con il Comune. Dopo questa notizia, scritta ripeto il 28 giugno scorso, ci fu il putiferio, Addirittura questo giornale, per dovere deontologico, dovette ospitare la smentita dell’avv. Di Mauro che si affrettò a spiegare che non aveva ancora firmato la convenzione perché la verifica degli atti di gara era ancora in  fase istruttoria. Insomma come dire che il “capo” aveva ordinato di smantellare la notizia pubblicata soltanto da un giornale. Addirittura la mia ipotesi fu oggetto, quasi di derisione, nel corso di una trasmissione televisiva condotta da un giornalista incapace di ribattere almeno le lunghe argomentazioni riportate nell’articolo. Un’ottima dimostrazione di come funziona male l’informazione nella nostra città, ed in questo De Luca ha perfettamente ragione. E non voglio aggiungere altro per amore dello spirito di corpo. Fatto il necessario preambolo, vengo al dunque. Il Tar di Salerno, con forte ritardo e con qualche malcelato imbarazzo, ha dovuto sentenziare la nullità della gara e soprattutto la scelta che il Comune si era intestardito a fare a favore dell’ATI salernitana sperando, forse, che il gruppo Chechile alla fine avesse ceduto il titolo per l’acquisizione dei suoli necessari per l’imponente costruzione. Insomma si tratta dei suoli relativi al secondo lotto funzionale di 1.632 mq su cui sorge il Jolly Hotel. Il Tar, in un primo momento, aveva addirittura bloccato la richiesta d’urgenza della Cogefer sulla base di una comunicazione inviata al Tar (firmata dall’avv. Adolfo Garibaldi, dirigente del Comune – settore avvocatura) con la quale si garantiva che nessuna convenzione sarebbe stata firmata prima della sentenza del Tar stesso. Il Comune, quindi, era andato visibilmente in bambola e la notizia data da questo giornale non era un’invenzione di “qualche giornalista che non sa cosa scrive”, così dichiarò De Luca in quella famosa trasmissione televisiva, quella in cui nessuno osò contraddire il sindaco. A questo punto non rimaneva al Tar che decidere se “i suoli e i connessi diritti di edificazione“ saranno appannaggio dell’impresa ricorrente (cioè la Cogefer) o se dovrà essere ripetuta la gara: la decisione, ancora una volta, pilatesca. Il Comune martedì (presidente Napolitano permettendo) dovrà procedere “all’alienazione in proprietà dei suoli e relativi diritti edificatori dell’area destinata al Crescent e ad aggiudicare provvisoriamente al Cogefer”. Insomma un vero e proprio guazzabuglio se non proprio “un papocchio” (come dicono quelli del Comitato NoVela). Se il senso del termine “alienazione” è quello che ne deriva da una corretta lettura dell’italiano ci troviamo di fronte ad un provvedimento della magistratura che obbliga il Comune a far suoi, d’imperio, i diritti edificatori dei suoli per riversarli alla Cogefer che, ora, risulterebbe vincitrice della gara. Ma rimane un problema, una parte di quei diritti sono già del comune, ma quelli relativi al secondo lotto sono di proprietà del gruppo Chechile che, ovviamente, non aspetta altro per vendere cara la pelle con ricorsi e controricorsi. Insomma ne vedremmo delle belle, al di là della sfacciataggine del Comune che oggi esulta e dice che la soluzione del Tar è conveniente per il Comune in quanto il Cogefer pagherà di più. E perché, mi chiedo, i soloni del Comune non lo sapevano già quando decisero di far fuori il Cogefer a vantaggio della Rcm Costruzioni ricercando fantasiosi cavilli che il Tar ha polverizzato? Solo per la cronaca, a questo punto, ricordo che entro il termine di presentazione delle offerte, il 7 giugno 2010, pervennero al Comune soltanto due domande di partecipazione. La Cogefer con una offerta di 15.015.000,00= di €, e l’Ati Rcm Costruzioni con 14.733.333,39= di € su una base d’asta pari a 11.750.000,00=. Una differenza, quindi, di 281.666.61,00= di euro a vantaggio del Comune di Salerno e sfavorevole all’Ati. Una brutta tegola per l’Amministrazione Comunale che forse intendeva appoggiare di più la soluzione proposta dall’Ati salernitana in considerazione degli equilibri imprenditorial-politici notevolmente spostati rispetto all’asse Comune/Chechile che imperava fino a qualche tempo fa. Come andrà a finire? Difficile rispondere perché la battaglia si preannuncia ancora lunga ed irta di ostacoli per tutti, per il Comune così come per il Cogefer. Si comincerà, molto verosimilmente, con il Consiglio di Stato e con altri ricorsi allo stesso Tar. Nel frattempo, però, il mega sogno di De Luca resterà forzatamente fermo al palo. E questo è già tanto, almeno per ora.

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10 Responses to "Rainone ricorre al Consiglio di Stato, il papocchio “crescent” a dismisura"

  • SOLOXSALERNO says:
  • Redazione says:
  • SOLOXSALERNO says:
  • Redazione says:
  • carlo parente a nessuno says:
  • SOLOXSALERNO says:
  • soloxpertelucia says:
  • carlo parente a nessuno says:
  • SOLOXSALERNO says:
  • frank says:
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