“Radio” Frelon, domani Lannes ascoltato dai carabinieri

gaiger

Il colonnello Merone, comandante del nucleo operativo dell’Arma di Salerno, ha chiesto un colloquio al giornalista

(tratto da www.Italiaterranostra.it) di Gianni Lannes
Ecomafie in Campania? Traffici pericolosi? Affari sulla pelle dei meridionali? Tranquilli: è tutto a posto. Basta la parola dell’Autorità portuale di Salerno, presieduta dall’ avvocato, ex onorevole, già sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata (un tempo quota margherita). Il comunicato stampa dell’11 agosto (pur senza firma) non lascia dubbi: «la merce sbarcata nel Porto di Salerno il 2 agosto u.s. dalla nave Frelon, proveniente dal Porto comunitario di Saint Louis (Francia), era costituita da materiali metallici” (materia prima secondaria). Dalle ordinarie verifiche consistenti, sia nei controlli della documentazione del carico, che nei controlli  svolti dal consulente chimico di porto, è emersa la non pericolosità della merce in questione. Inoltre, il ricevitore della merce ha fatto intervenire un “esperto qualificato” del laboratorio di dosimetria delle radiazioni “MCF”, il quale ha redatto certificazione che riporta che i controlli sul contenuto di radioattività all’interno delle stive della nave “non hanno fatto rilevare valori superiori alla fluttuazione media del fondo naturale di radiazioni”. Si tratta, pertanto, solo di ingiustificati allarmismi».

Rassicurazioni a buon mercato? Una difesa d’ufficio sui mancati controlli portuali? Per fortuna dopo la scoperta di Italia Terra Nostra nonché la segnalazione al prefetto, al questore e al comandante della Capitaneria, il procuratore capo Franco Roberti e il coordinatore dell’Antimafia Enrico D’Auria hanno aperto un’indagine affidandola ai carabinieri. Ad Annunziata abbiamo richiesto la documentazione, ma non è pervenuta alcuna risposta; al capitano di vascello Claudio Mollica, invece i certificati di analisi del carico da 1.600 tonnellate di rifiuti ferrosi, prodotti rispettivamente dalla Sicea International e da un laboratorio del Friuli Venezia Giulia. Anche l’ufficiale della Guardia Costiera non esibisce alcuna prova per smentire il grave accaduto «Ad ogni modo tutto può essere» ammette a denti stretti. Un intervento dell’Arpac? Esito: non pervenuto.

Al diavolo le vacanze. Torniamo sul campo quando il calendario segna il 13 agosto. Ore 8,30: porto di Salerno. Alla famigerata banchina ora non è ancorato neppure un rimorchiatore. Strano: il piano di calpestio è stato tirato a lucido; infatti le scorie metalliche sono state repentinamente trasferite a bordo di camion nell’ospitale e tranquilla città di Potenza, più precisamente all’interno delle Ferriere Nord Spa (di proprietà del gruppo Pittini, con sede legale ad Osoppo in provincia di Udine). Singolare coincidenza recidiva: c’è un procedimento giudiziario del pm Domenico Galletta della Procura di Catanzaro che interessa la società Pittini. Pazienza: allora fuori gli attrezzi di lavoro.

Il contatore geiger è tarato per misurare radiazioni alfa, beta e gamma. Il sensibile strumento pur in assenza di materiali segnala quasi 2 millisievert nel giro di un minuto. Un raffronto: in centro città la misurazione ha riscontrato la soglia di 0,29 mSv. Il sievert è l’unità di misura della dose di radiazioni ionizzanti assorbite dall’essere umano. Urge un sopralluogo in Lucania. Meta obbligatoria: il capoluogo regionale. Ore 11,40: l’orologio non sgarra di un secondo allorquando  il “Gammascout” fotografa un picco di quasi 5 millisievert in un minuto, ai cancelli di ingresso dell’ex Sider Potenza. La periferia urbana allunga le sue propaggini abitative a ridosso dell’area industriale. Nella limitrofa Bucaletto dove sopravvivono dimenticati dalle istituzioni i terremotati autoctoni dell’ultimo sisma e dilaga la speculazione edilizia municipale, il contatore geiger segna 4,44 millisievert nella frazione di 60 secondi. L’apparecchio dà i numeri? Dramma a parte, forse potremmo giocare al lotto. A poche centinaia di metri sorge il Comando regionale dell’Arma dei Carabinieri. E tutt’intorno fervono le attività produttive – industriali, artigianali, agricole –  ignare dell’incombente pericolo. Altro che cose buone dal mondo: sicuro un cancro a norma di legge con un’esposizione prolungata nel tempo. Chi protegge i bambini? Chi lo rivela agli adulti? Dove si è rintanata l’Agenzia di protezione ambientale della Regione? Non so come raccontarla all’amico Ulderico Pesce che si ostina a mandare in scena dentro lo Stivale il suo illuminante spettacolo “Storie di scorie”. Un fatto è certo: la produzione di beni che incrina la vita umana e distrugge l’ambiente non è economia. Vero presidente Berlusconi? Un quesito ingenuo: che ragione c’è di importare dall’estero rifiuti ferruginosi? Farne tondini di ferro per le costruzioni dei terroni nel Sud d’Italia?

Alle 13 squilla il cellulare: dall’altro capo dell’apparecchio è il colonnello Merone, comandante del nucleo operativo dei carabinieri di Salerno. L’ufficiale dell’Arma chiede un colloquio, forse una mano su istanza dei magistrati: incontro accordato per il 17 agosto. Proviamo a scavare nelle fondamenta del palazzo di potere. Le carte regionali parlano chiaro, basta scovarle. Ecco un primo indizio: il parere favorevole del governo regionale per l’attività di recupero dei rifiuti, mascherata dalla dicitura “conversione materia prima in ingresso”. Nel testo ufficiale si legge: «Il Dipartimento Ambiente della Regione, con Determina dell’Ufficio compatibilità  ambientale del 27/01/2010, n. 49 (Bur Basilicata n. 14 del 3/3/2010) ha rilasciato ai sensi della Legge regionale 47/98 e Decreto legislativo 152/2006, nell’ambito della fase di screaning, parere favorevole con prescrizione, all’esclusione dalla procedura di Valutazione impatto ambientale, relativamente al progetto per la conversione giuridica della materia prima in ingresso nello stabilimento della Sider Potenza – attività di recupero di rifiuti non pericolosi R4 – proponente Ferriere Nord Spa». Italia: unico paese al mondo ad aver quotato in Borsa la spazzatura industriale per favorire i soliti boiardi. Già nel 1993 il magistrato Gianfranco Amendola argomentava in materia assolutamente inascoltato dai padroni del vapore.

Insomma, il solito inghippo all’italiana. Che guaio: è invisibile; la radioattività non ha odore né colore. Chi se ne accorge? Eppure è in vigore la Convenzione di Basilea che vieta l’import-export di rifiuti nei Paesi del vecchio continente. Certo: carta straccia, buona tutt’al più per gli eruditi di turno. Comunque negli Stati dell’Unione europea ciascun Paese membro è obbligato a inserire nelle propria legislazione le specifiche Direttive Euratom, periodicamente aggiornate secondo i più rigorosi standards internazionali. In Italia, la legislazione fondamentale sulla radioprotezione è contenuta nel Decreto Legislativo numero 230 risalente al 1995, aggiornato mediante integrazioni nel 2000 con il decreto numero 241. Questa normativa prescrive che non si debbano superare i seguenti limiti: «Per i lavoratori esposti al massimo 20 millisievert/anno in più rispetto alla radiazione naturale (pari a 2,4 millisievert/anno). Per tutti gli altri individui della popolazione: al massimo 1 millisievert/anno in più rispetto alla radiazione naturale». Lo Stato di diritto? Uno scherzo di cattivo gusto in un Paese alla deriva, privo di memoria sociale. Una radiografia al torace comporta l’assorbimento di una dose di circa 0,14 millisievert. Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo a lungo andare che effetti biologici provoca l’irradiazione radioattiva? Il professor Giorgio Nebbia, non ha dubbi: «In questo periodo che è così viva la polemica sulla cura del cancro, troppo poco si parla dell’unica vera cura che è la prevenzione, cioè la diminuzione dell’esposizione alle cause note e sospette di tumori».
Sequestrate 50 mila tonnellate di rifiuti ferrosi a Venezia
Ecco il recente precedente. cinquantamila tonnellate di rifiuti ferrosi costipati in una carretta del mare. La nave era partita dal porto di Augusta ed è stata sequestrata a Porto Marghera dai Nuclei investigativi provinciali di Treviso e Venezia del Corpo forestale dello Stato. Il carico a perdere, destinato ad alcune acciaierie del Veneto, era stato spacciato per “materia prima secondaria”; invece conteneva al suo interno rifiuti speciali. Le irregolarità del carico sono emerse analizzando la documentazione. La “merce” avrebbe dovuto essere classificata come rifiuti e contrassegnata dal relativo codice  europeo dei rifiuti.

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