Il vecchio Jack? Un sentimentale…

I 5 platani centenari Santa Teresa prima della mattanza

I 5 platani centenari Santa Teresa prima della mattanza

I 5 platani dopo la "potatura" del Comune

I 5 platani dopo la "potatura" del Comune

La scorsa settimana il Mattino di Salerno ci ha ricordato il massacro dei 5 platani secolari di Santa Teresa! Sì, incredibile, proprio Il Mattino, lo stesso quotidiano che quando ebbe inizio la mattanza lo scorso mese di aprile (guarda la fotogallery) si fece beffa dei cittadini ambientalisti, quelli che tentarono invano di evitare l’abbattimento, sostenendo che si trattava di una semplice “potatura” (leggi l’articolo).

A quasi un anno di distanza, il principale giornale cittadino torna su quella triste vicenda, parla di “una sorta di “resurrezione” di quelle povere piante centenarie  e rispolvera la macabra idea del Comune di utilizzare gli enormi fusti di quei poveri platani, abbandonati da oltre 10 mesi (vedi foto) nel parco del Mercatello, in giochi per bambini! «Stiamo accelerando i tempi per avviare la fase di recupero dei fusti, nei nostri piani per giugno avremo i giochi in legno per i bimbi», assicura Biagio Scanniello intervistato dal giornalista del Mattino lo scorso 8 febbraio.  Si tratta delle stesse dichiarazioni rese da Scanniello a sega fumante e platani straziati (leggi articolo 13 aprile 2010), ma ancora vivi.

«È come se i platani rivivessero in un ambiente naturale, per giunta contribuiranno a regalare qualche sorriso ai piccoli e alle famiglie della zona orientale», la chiosa del dirigente comunale responsabile del verde pubblico a conclusione dell’articolo del Mattino…

Non ci sono parole…

Anzi no! Ci sono e sono quelle sritte dall’architetto salernitano Gerardo Malangone nella sua rubrica domenicale (Porta Nova) sul quotidiano La Città il 13 febbraio.

Buona lettura a tutti coloro che hanno amato quei platani ed hanno pianto per la loro assurda fine!

Il vecchio Jack? un sentimentale

Di Gerardo Malangone

Tramontata, alfin, la palla natalizia che la perciava nel gaudio dei neocinici del supplizio dato a fin di bene; suturate in un amen le sue ferite da fisher, sotto questa Porta sono transitate, l’altrieri, notizie che neppure in un così giá sguarrato varco potrebbero passare senz’urtare.

E non perché siano troppo grandi e/o grosse, ma perché il loro indenne passaggio negherebbe la funzione stessa di un’istorica porta di Polis; che è quella di segnarne la diversa realtá rispetto alla selva selvaggia: cioè, la sua “Cultura”.

Né assicura il “canzo” il fatto che a dare ai salernitanicives quelle notizie sia stato, fra i loro giornali, il più istorico, quindi sperto: essendo quell’istesso che a mattanza in corso (11.04.10) informò i bravicives che gli ambientalisti erano solo degli allarmisti, giacché a Santa Teresa “gli alberi sono stati solo potati” (sic!); l’istesso che, un rigo dopo, a quelli ancora ansiosi della sorte di quei “potati” alberi offrì la tisana di un loro “possibile trasferimento in un altro sito, qualora la realizzazione di piazza della Libertá dovesse in qualche modo non essere compatibile con la loro presenza proprio in quel punto”.

Bene, premesso ciò, a un anno da quell’ignobile psicodramma di presunti frantesi intorno a quel delitto “manu cumpassata” (cioè armata del compasso a rasoio d’impomatata archistar iberica, forse di Siviglia) che massacrò cinque grandi platani rei di vivere da troppi anni (cento) a Santa Teresa “in Crescent” senza costare nulla e, dunque, passabili al fil d’un Jack lo Squartatore, ecco a noi la bella notizia che i monconi macellati di quegl’innocenti sono stati conservati post-mortem per consentire ai sensibili salernitanicives di usarli, primi in Europa!, come edificanti rimemoranti giochi di bimbi all’aria aperta.

Perciò spendiamo altri 50mila! Come legna da ardere produrrebbero CO2!.., ha riportato l’istorico. (Ohibò: quello stesso CO2 che il loro solo vivere eliminava al gratìs). è stato qui che Leòn, uno di vecchi amori, ha detto fra gli amici: «Oh, Jack, che pensiero delicato! Anche mio nonno Tino, contadino di vasta famiglia, faceva così quando uccideva i suoi tre grandi maiali. Lui li uccideva tutti insieme lo stesso giorno, come Palazzo-Jack i platani, e conservava ben separate le parti macellate e lavorate. Poi, a Pasqua, a tavola, fellando la soppressata, diceva ai figli: “Tommy era buono, sapete, bambini; tanto buono; ma pure Timmy e Gimmy lo erano, e questa fella lo prova. Ricordiamoli tutti con amore…”, mentre i bambini, ricordando Tommy, Timmy e Gimmy vivi, versavano fiumi di lacrime sperando di non diventare come papá, che dice le cazzate, quando non sa più come scusarsi».

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7 Responses to "Il vecchio Jack? Un sentimentale…"

  • Biagio Scanniello says:
  • zanardi says:
  • paolino says:
  • marta says:
  • Claudio C says:
  • gerardo malangone says:
  • Biagio Scanniello says:
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