Gli ingegneri a De Luca:”Il progetto Crescent va rivisto”

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da LA CITTA’ DI SALERNO

di Carlo Pecoraro
«Aver avuto il coraggio di intervenire in quell’area degradata in maniera così energica, è un fatto positivo. Ma il progetto andrebbe rivisto». Così il presidente degli ingegneri salernitani, Armando Zambrano da noi invitato a riflettere sulla realizzabilità del Crescent.
Presidente, qual è il limite di quel progetto?
«Bisognerebbe conoscere il piano economico dell¹intervento che come ordine abbiamo richiesto ma ancora non c’è stato fornito. Bisognerebbe valutare le spese e capire cosa ritorna nelle casse del Comune in termini di servizi ai cittadini».
Una piazza, negozi e case.
«Oggi non ci sono più soldi per realizzare opere pubbliche. Non c’è da scandalizzarsi se si ricorre ai privati».
C’è chi parla di una speculazione edilizia in riva al mare.
«L’edilizia è una attività dove i margini di guadagno sono come quelli di una qualsiasi industria. Oggi se si investe uno al massimo si ricava uno e mezzo. Non siamo più negli anni Cinquanta. E poi francamente appartamenti
in quella zona sono fuori mercato».
Allora?
«Il progetto è stato pensato due anni fa, quando la crisi non era così forte. Più che case ritengo che sia di maggiore appeal rivolgersi ad un mercato edilizio diverso».
Cioè?
«Essendo quella un’area strategica di accoglienza turistica, ritengo che il progetto vada rivisto offrendo maggiori servizi in tal senso».
Alberghi piuttosto che case?
«E’ un’idea. Diventerebbe più appetibile per i privati investire. Senza considerare poi le opportunità di lavoro che un progetto a vocazione turistica, possa realmente offrire alla città. Sempre se il turismo resta una delle vocazioni di Salerno».
Crede ci siano i margini per rivedere il progetto?
«Mi sembra che già la prima gara d’appalto sia andata deserta. Questo è un segnale. Rivedere il progetto non sarebbe una sconfitta ma rendersi conto che i tempi sono cambiati».
Nella riformulazione del progetto, oltre alla destinazione d’uso, cosa andrebbe rivisto?
«Una maggiore attenzione alle aree verdi; una spiaggia attrezzata un segno più vicino alla nostra tradizione. Il disegno di Bofill mi sembra banale. Di piazze così ne abbiamo viste tante. Infine, non trascurabile, le
altezze».
Una nuova barriera?
«Anche negli anni Trenta ci fu lo stesso dibattito quando fu realizzata la palazzata a mare, stemperata poi con il lungomare. Ma la Salerno che vive poi, è sempre quella a monte di via Roma».

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