Crescent, la fabbrica in riva al mare

Quotidiano La Città

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tratto da

LA CITTA’ DI SALERNO (PORTA NOVA)

Di Gerardo Malangone

Ieri, alla Porta passa Paolino, che legge ogni notizia sul pc, e dice che mentre nei passaggi delle storie gialle il bravo investigatore segue piste che lo portano a scoprire ciò che non sapeva, in quelli della storia del Crescent scopre solo ciò che giá sa: eccioè che, qui, le cose vanno in modo giusto e buono.

Così, superato l’ultimo bivio al Tar e in attesa del prossimo, un’unica cosa può fare il bravo civis, se proprio ci tiene: sapere quanto è buono il Crescent.

In questo senso, le piste basate solo sul progetto menarono sempre in vaghe terre estetiche, e pure i pionieri più certi dell’Avventura hanno dovuto usare guide indiane, restandone però sempre delusi. Perché quei segugi d’ineffabili orme architettoniche che fanno sempre gl’indiani esploratori fatalmente ammettevano di andare un po’ a naso, un po’ a caso, mai del tutto edotti del reale verso di quella muy curva orma, essendo sempre in più fattive faccende affaccendati o in odore d’esservi chiamati.

Quanto agli altri, cioè i contrari, furono e sono come i cavoli a merenda: nobbuòni.

«Ebbene, amici.., ha detto Paolino, questa Nuova Frontiera salernitana a mare pochi pensarono che fosse davvero un condominio per famigliole piene di studiose figliole intente a tradurre i classici dietro i vetri dei balconi a mare. Molti pensarono che fosse un ultimo nostro tipico gesto operoso: un dorato palco con panoramico elitario affaccio privato su un’area giá pubblica, sì, ma chiancarellata da più generazioni di bruti e dai loro degni discendenti. Tutti gli altri pensarono a una deliziosa “machine-á-jouer” piena di fiches, per gaudio di vip apparati a semi-cerchio. Che fosse uno stabilimento industriale, invece, non lo pensò nessuno, fino al taglio di nastro del primo cementoso spicchio di solaio nella Patronale Festa 2010, in cui s’alzò un “sará la nostra Fiat!”..».

A questo punto, il Prof, che studia fenomeni ed epifenomeni, privati e collettivi, urbani e suburbani, ha interrotto Paolino, dicendo: «Sei un prevenutocivis! Eppure, l’idea che il salario di tanti operosi e/o ex-operaicives venga da un nuovo stabilimento a mare dovrebbe piacere pure a te. Infatti: 1) riconcilia la nuova Salerno europea con quella vecchia e cafona, cara a te, che pure ebbe fumose fabbriche sulle sue acque dolci e salate; 2) prova che l’industrializzazione del sud è ancora possibile; 3) esalta l’abilitá dei nostri capicives di portare sempre più avanti il fronte di lotta operaia; 4) riporta in virtuoso circolo lavorativo tanti cassintegraticives. Certo, è lecito dire che la falda, lì, sbarrata da quella vera e propria diga-palazzo, s’alzerá e annacquerá il tasso europeo dei palazzi retrostanti, e forse a S.Anna al Porto si pregherá in canotto, ma il popolo pensa ’a cialda, no ’a falda!».

Allora Tozzetto gli ha detto, spigoloso: «’azzo dici, compa’?».

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7 Responses to "Crescent, la fabbrica in riva al mare"

  • zanardi says:
  • carlo parente a nessuno says:
  • paolino says:
  • carlo parente a nessuno says:
  • paolino says:
  • Disoccupato says:
  • carlo parente a nessuno says:
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