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StraordinarioMan vola sull web con Abitare: Esse come Salerno o Sindaco?

Posted by on 10 gennaio 2012 at 5:05 pm
Prima pagina on line di Abitare

Prima pagina on line di Abitare

Il "nostro" StraordinarioMan

Il "nostro" StraordinarioMan

VIGNELLI A SALERNO

di Mario Piazza

(Abitare, 10/01/2012, link all’articolo…)

Il nuovo progetto di marchio per la città di Salerno sta scatenando un notevole dibattito e un certo disagio, visto che l’autore è uno dei maestri riconosciuti della grafica mondiale: Massimo Vignelli.

In effetti l’imbarazzo, osservando gli elaborati visibili on-line, è più che giustificato. Se questo segno fosse stato disegnato da un giovane studente o da un ignoto professionista sarebbe stato “demolito” totalmente dalle critiche.

C’è da dire che il vezzo del giudizio lapidario è una pratica molto presente e si agita fra una comunità, quella dei grafici, che ha una forte inclinazione egotista. Ma indubbiamente il segno proposto da Vignelli appare molto debole.

Una semplificazione formale, certo uno dei dogmi del modernismo, che qui appare espressione di una modesta e superficiale qualità comunicativa. Soprattutto perché conclama nel suo essere ad ogni costo sigillo un esercizio di autorità, quindi una espressione di separatezza.

Richiama a sé un tutto che è impossibile a farsi, se il segno comunicante non è aperto e disposto ad accogliere gli infiniti umori di una città, come luogo fisico e antropico e come civitas.

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Bicienzo modifica subito il Tricolore ricevuto da Monti a Reggio Emilia….

Posted by on 9 gennaio 2012 at 3:13 pm

nuovo tricolore

La copia del Tricolore consegnata da Mario Monti, opportunamente modificata in virtù del nuovo Logo adottato di recente dall’amministrazione comunale di Salerno, sarà quanto prima collocata a Palazzo di Città…

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Natale Straordinario a tutti, by Bicienzo

Posted by on 21 dicembre 2011 at 4:12 pm
Buon Natale da tutto lo Staff No Vela

Buon Natale da tutto lo Staff No Vela

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Figli delle Chiancarelle è “Pensare different…”

Posted by on 7 dicembre 2011 at 5:54 pm
Il vero significato della S del logo

Il vero significato della S del logo

Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

Il logo creato dal gruppo Fb Figli delle Chiancarelle

Di Giuseppe Vuolo (giornalista Rai)

Siamo tutti d’accordo sul fatto che sindaco di Salerno ce la stia mettendo tutta per lasciare un’impronta forte del suo passaggio al timone della città. E’ un riconoscimento che onestamente gli si deve. Detto questo, bisogna però aggiungere che la storia la scriveranno gli storici e non i tifosi. E la scriveranno non fermandosi alla scorza, ma vagliando documenti, progetti, testimonianze e opinioni circolate nella società civile. Insomma su una massa di “materiali” che i contemporanei bloccati nelle rispettive tifoserie in genere non amano considerare. A nessun salernitano forse interessa più di tanto il giudizio che la storia locale potrà dare da qui a 100 anni al lavoro di amministratore di De Luca. Quello che viceversa oggi li riguarda tutti da vicino – tifosi e non – è come possono (e se possono) dallo status di cittadinanza attiva correggere quello che c’è da correggere nelle sue scelte amministrative. Col solo strumento che la democrazia conosce: quello della critica di merito. Riguardo alla quale il nostro sindaco continua a mostrare una radicale idiosincrasia. De Luca – come si sa – ha un elevatissimo indice di autostima che lo porta a non prendere neppure in considerazione possa esistere in giro qualcuno capace di interpretare il Bene di Salerno più e meglio che lui stesso. E neppure è disposto a concedere che quello che gli riesce di realizzare (perché molto si perde per strada, ma guai a dirlo) si poteva fare con minor spesa, in minor tempo e con migliore risultato finale. E’ andata così anche nel modesto caso del logo di Vignelli, dove il problema non era il giudizio sulla qualità estetica del segno grafico. E neppure se esso potesse piacere o meno. Quanto piuttosto se funzionasse nell’evocare un’idea originale di Salerno. E anche qui il sindaco non si è fermato a valutare il risultato ottenuto dal grafico, ma lo standing del suo autore. Nasce da questa vocazione a posizionarsi sempre una spanna sopra quanti “osano” profferir verbo sulle sue iniziative l’ormai stantia litania di epiteti che riserva a chi lo contraria. Lo favorisce in questo la casta degli intellettuali locali – accademici e non – in congedo permanente effettivo, la quale proprio non ce la fa a uscire dal chiuso per dire apertis verbis cosa pensa del dolce stil nuovo con il quale il primo cittadino si rivolge da sempre ai propri oppositori. Che anche fossero solo quel 5 per cento che lui dice, meriterebbero lo stesso rispetto del presunto 95 per cento disposto ad obbedir tacendo qualunque cosa faccia o proponga. Quel 95 per cento che – per esempio – non trova nulla da ridire che la cifra identitaria della città sia continuamente spostata: ieri si puntava su Barcellona e Valencia, oggi su New York addirittura, ma anche su Cannes, su Rio de Janeiro, Salisburgo, Edimburgo, Berlino, giusto per restare coi piedi per terra! E non si accorge – sempre quel 95 per cento – che mentre il crono programma della Città del Futuro non registra ad oggi nessun completamento d’opera (Lungo Irno, Cittadella, Stazione Marittima, Fronte del Mare, Piazza della Libertà, eccetera…) pur tuttavia non si tralascia occasione per sparare illuminanti bengala su nuove seducenti iniziative allo studio, con lo scopo di tenere sveglia l’attenzione del grande pubblico plaudente. Insomma se non siamo proprio sul set di Seaheven, siamo nei dintorni. A Napoli (anche sotto De Magistris) si discute sul futuro della città. Il “sapere” fa sentire la propria voce. E così le altre forze sociali. Salerno ha ancora una “sua” Università? Se ce l’ha, la città di certo non se ne è accorta. Non lasci a quel “5 per cento di nostalgici delle “chiancarelle” (come li chiama doucement il sindaco) il monopolio di un pensiero “altro” da quello del grande tessitore. A Salerno c’è spazio per una critica costruttiva che si proponga di suggerire dove e come fare meglio rispetto a quanto pure è stato fatto. Quello che a questa città manca è l’ossigeno del confronto non servile. Perché la città annullerebbe d’un sol colpo quanto di buono in questi 20 anni  è stato realizzato, se rinunciasse alla propria libertà. E sarebbe davvero un baro destino avere la Piazza più grande d’Europa dedicata a Freedom, se in cambio anche un solo salernitano dovesse avere paura di dire I think different: sono fuori dal coro. Dovremmo insomma osare tutti di più, trovando il coraggio di applicare alla vita pubblica locale i pensieri che Tucidide mette in bocca a Pericle nel famoso discorso agli Ateniesi: «noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, qui ad Atene tutti siamo in grado di giudicarla». Tutta la mia personale simpatia perciò al quel 5 per cento di “sons of Chiancarelle”. Anche perché non sono convinto che quel 95 per cento (ammesso sia vero) venga – come ammonisce James Fishkin – da “consenso informato”.

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L’Estetica non è una scienza esatta ma…$entiment

Posted by on 7 dicembre 2011 at 5:22 pm
Sempre dal gruppo Fb Figli delle chiancarelle

Sempre dal gruppo Fb Figli delle chiancarelle

Porta Nova di Gerardo Malangone

Voluta da Everardo, che di PN è il capo, all’arco di Porta si è tenuta una “lectio magistralis” del Prof, che studia fenomeni ed epifenomeni, privati e collettivi, urbani e suburbani, sul tema “Precarietà del Potere: Causalità/Casualità delle sue crisi”. «Per un capo democratico, corto è il passo fra il Potertutto e il Noncontarpiùnulla, fra il Trionfo e l’Oblio, fra gli Osanna di popolo e i Cachinni.., ha detto nel bel mezzo della lectio il Prof, …e non sempre ad aprire il passaggio fra l’una e l’altra condizione è un evento importante come un voto di fiducia, un processo, un’errata scelta politica.

Prendete, ad esempio il brand (=marchio) di Salerno donato dal mio collega e prof Vignelli per neanche un euro ovvero venduto per 100+100mila euri (dipende da chi ve ne parla), che ha acceso in Città la prima miccia di quella che potrebbe diventare la bruciante fiamma di una finora impensabile disubbidienza del Popolo verso un Capo sempre amato e ubbidito. Il caso è esemplare di ciò che magistralmente vi dicevo sulla casualità di certi democratici disamori, fino alla più gratuita: infatti, quel brand non lo aveva chiesto nessuno, nessuno lo doveva a nessuno, nessuno neanche lo pensava: pare che il Popolo avesse altri laps p’a capa, qui.

Dunque, se ne poteva ben fare a meno, visto che nessuno se ne sarebbe sentito orfano, nessuno se ne sarebbe fregato. Invece, quello viene all’intrasatta e non piace ai Cives. Cui, invece di dire perché il brand è bello, si rimprovera d’essere cafoni e “figli delle chiancarelle” e succede ciò che non t’immagini: più di 3500 “Figli delle Chiancarelle” spuntano indignati su Facebook a gridare la propria libertà di esserlo. A Salerno. A Salerno, capite? città sempre compita, allineata, coperta. Ah, che vergogna!, ma come può un gesto così raffinato rischiare di oscurare un sempre luminoso cursus honorum?..». «Onorum? Non era di Vittorio Emanuele, il Corso?.., ha chiesto qui Giggìno, che porta il furgoncino, e ci trasporta pure i cafonicives che qui non mancano mai, e, se mancano, sono subito evocati dal Palazzo. «La cosa buona.., ha detto allora Paolino, che legge ogni notizia sul pc, …sono le scuse del Palazzo ai Chiancarellingi e l’accenno a un possibile “ritocco” del brand: ci voleva. La meno buona resta invece la spiegazione del brand fatta da chi dovrebbe spiegarlo meglio d’un Primocivis, che non è dotto d’estetica, né è tenuto. Che a favore del brand venissero, benchè rare, le titolate voci di stimati prof nostri più Vittorio Sgarbi, è ok! Non è ok che, pur essendo scienziati del campo, non siano stati “scientifici” nel dire. Anzi, è parso che ci girassero intorno, un po’ forzati, imbarazzati: …mi piace, ma l’Estetica non c’entra, …non poteva essere certo un quadro, …mi piace ma costa tropp’assai… Lectiones Magistrales Scientiarum Politicarum, quelle, non di Estetica…». Applausi dalla sala.

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