Modello Dubai

Dubai flop, la sua Vela monumento alla ubris

Posted by on 10 dicembre 2009 at 4:54 pm

vela dubaiDubai come il regno di Ozymandias. Un gigantesco monumento alla “ubris” , alla tracotanza dell’ uomo, alla natura effimera delle sue opere e delle sue ambizioni. Clamoroso default di uno dei più ricchi e promettenti paradisi industrialfinanziari del mondo degli emirati arabi. Questo mezzo fallimento, di un grande regno che doveva ricordare quello di Ramsete II, è un utile campanello d’allarme. Per il resto del mondo, perché serve a far capire quanto sia ancora profonda la crisi, mobiliare e immobiliare, e quali effetti finanziari e occupazionali essa deve ancora produrre nelle economie più avanzate. Per il resto del Mondo e naturalmente per Salerno.

Dubai è il simbolo stesso di ricchezza, opulenza e fasto, ma anche, visto la crisi che l’ha coivolto, della follia che generano fiumi di denaro: la Vela di Dubai, Burj al Arab (in arabo: ﺏﺮﺝ ﺍﻟﻌﺮﺏ, ossia “Torre degli Arabi”)  è un albergo di lusso, il primo a sette stelle del mondo, situato su una isola artificiale nei pressi della spiaggia di Jumeirah a 280 metri dalla costa.

Un progetto faraonico, ideato da Tom Wright: con i suoi 321 metri di altezza attualmente Burj al Arab è la più alta costruzione al mondo completamente dedicata ad hotel. La struttura, iniziata nel 1994 e terminata nel 2002, con un costo complessivo di 650 milioni di dollari.,

Nel febbraio del 2005, a scopo pubblicitario, si è disputato un particolare incontro amichevole tra Andre Agassi e Roger Federer sul campo da tennis allestito per l’occasione sulla piattaforma dell’eliporto dell’albergo, all’altezza di 211 metri dal mare.

Nel 2006 è stato parzialmente (circa 90 delle oltre 200 suite totali) affittato da Naomi Cambpell che lo ha utilizzato per la sua festa di compleanno

DUBAI, UNO STATO FALLITO

Prima o poi (in tempi relativamente brevi, a sentire le previsioni più pessimistiche) dal Golfo Persico verrà pompata l’ultima goccia di petrolio, base quasi esclusiva del benessere di molti emirati e sultanati assortiti. Per non soffrire un tracollo economico senza precedenti, molti Paesi dell’area hanno cercato di diversificare gli investimenti e i settori produttivi. Solo che a Dubai non si sono proprio controllati ed oggi ne pagano le conseguenze ancora prima della fine del petrolio.

Opulento regno parte degli Emirati Arabi Uniti, non potendo contare sull’agricoltura (il deserto è dietro l’uscio di casa), ma avendo aree marine incontaminate (loro sì, non certo Salerno, il cui stato del mare è penoso) e un collaudato giro turistico congressuale e d’affari, a Dubai si è puntato  sul terziario: soprattutto alberghi e progetti architettonici d’avanguardia, volti a fare di Dubai una Mecca del turismo di lusso e un museo a cielo aperto senza eguali.

La difficile situazione economica si è fatta pesantemente sentire quando la holding finanziaria Dubai World, logorata dai debiti, ha chiesto sei mesi per il riassetto. In questo clima gli hotel dell’emirato arabo sono stati costretti a rivedere le proprie politiche dei prezzi, il che per i turisti si è tradotto in un vertiginoso abbassamento dei costi.  I grandi Hotel a quattro stelle sono arrivati a costare anche 30 sterline a notte (circa 20 euro) e quelli a cinque stelle 100 dollari a notte (68 euro).

Dubai World, la holding controllata dall’ emirato mediorientale che sta rinegoziando miliardi di debiti con le banche di tutto il mondo, si prepara a vendere i propri asset per fare cassa. Tra gli asset di Dubai World c’ è l’ 80% di Dp World, il quarto operatore portuale al mondo, la catena americana del lusso Barneys, il Cirque du Soleil e una quota, pagata 5,1 miliardi di dollari, dei casinò Mgm Mirage.

Dubai World  è in cerca di soluzioni ai suoi guai finanziari e ha avviato negoziati con banche creditrici. Il tutto per ottenere gia’ dai prossimi giorni una nuova scadenza per il debito di 3,5 miliardi di dollari che giungera’ a maturazione il prossimo 14 dicembre. Dubai World, che ha 59,3 miliardi di dollari di debiti complessivamente, sta poi cercando di avere una moratoria su 26 mld di esposizione con le banche prorogando le scadenze almeno a giugno 2010.

«Mai come oggi l’ umanità è a un bivio. Una strada porta alla disperazione. L’altra all’ estinzione. Speriamo di saper scegliere quella giusta», direbbe Woody Allen.

A Salerno si sta scegliendo la strada sbagliata, quella della Vela!!!

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