Dal PRG al PUC

Crescent e Vela, tesi di laurea sul “caso Salerno” anche allo IUAV di Venezia

Posted by on 16 dicembre 2010 at 6:14 pm
Il frontespizio della tesi

Il frontespizio della tesi

La neo dottoressa Elisa Padovan

La neo dottoressa Elisa Padovan

Dopo l’università di Marsiglia (leggi), è la volta di Venezia. Arriva dallo IUAV, (Istituto Universitario Architettura di Venezia) un gradito regalo di compleanno al No Vela (lo scorso 11 dicembre abbiamo spento la nostra prima candelina), per la seconda volta oggetto di attenzione accademica. Elisa Padovan, giovane studentessa di Venezia, si è da poco laureata con una tesi sulle “Archistar e i processi di trasformazione urbana in Italia”. Le neo dottoressa in Scienze della Pianificazione Urbanistica ha incentrato la sua analisi su tre casi studi: Torino, Savona e Salerno.

Nel capitolo relativo alla nostra città (leggi il capitolo), vengono analizzati gli ultimi 21 anni di scelte amministrative: ovvero dal 1989, quando l’allora sindaco Giordano diede incarico all’architetto Oriol Bohigas di realizzare il nuovo Piano Regolatore, ad oggi, ovvero a Puc approvato (Piano urbanistico Comunale) e in piena trasformazione da Archistar. Al centro dell’analisi i due mega progetti di Bofill, il Crescent e la Vela con tutte le polemiche annesse tra il massiccio fronte del No e la linea senza ripensamenti del sindaco De Luca. La ricostruzione dei fatti è analitica, terza rispetto all’operato dei protagonisti in campo che la dottoressa Padovan indica nel Comune di Salerno, la Sovrintendenza, le archistar Bohigas e Bofill, i Comitati No Crescent e No Vela.

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Il Corriere racconta il grande bluff: Salerno capitale delle incompiute

Posted by on 8 ottobre 2010 at 4:07 pm

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E DI PIETRO ROMPE CON IL SINDACO (leggi): “De Luca promise che avrebbe rinunciato alla prescrizione su Ostaglio. Invece l’ha incassata! Non lo sosterremo alle amministrative”.

Un po’ di sano e buon giornalismo non guasta mai, soprattutto in una città come Salerno dove la telepropaganda impera da decenni. Ed allora il Corriere del Mezzogiorno ci illumina sul grande bluff Salerno, capitale delle grandi opere incompiute ma inaugurate a più non posso ad uso di telecamere e giornalisti compiacenti.

L’autorevole giornale ci ricorda analiticamente lo stato dell’arte: ci ricorda che la Stazione Marittina è iniziata 2005 e nel 2008 doveva essere ultimata. Che la Lungoirno, iniziata nel 1999 (il secolo scorso, per non dire il millennio) doveva essere completata sempre nel 2008. Che il Palasport, il cui avvio del cantiere si è avuto nel 2005, nel 2008 avrebbe dovuto ospitare i primi eventi sportivi. Che la Cittadella Giudiziaria, di cui sono stati inaugurati due piani (solo a Salerno succedono queste cose), partita nel 2002, nel 2007 sarebbe dovuta entrare in funzione. E che i treni della Metropolitana, avviata nel 1999, hanno accumulato dal 2001, data di entrata in funzione, un ritardo decennale.

Naturalmente i ritardi sono tutti imputabili ad un destino cinico e baro. In compenso la città in questi dieci anni è diventata tutta un grande parcheggio blu a pagamento. Per realizzare quelli fila sempre tutto liscio.

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“Ora vi racconto il grande sacco edilizio di Salerno”

Posted by on 11 febbraio 2010 at 1:58 pm

Intervista all’architetto Fausto Martino, ex assessore all’urbanistica del sindaco De Luca per ben 10 anni.  Tratta da “Il Fatto Quotidiano”panorama3Se gli chiedi come ha fatto a resistere dieci anni affianco a Vincenzo De Luca se pensa e dice le cose che riportiamo nell’intervista, Fausto Martino risponde: “Ho scoperto il personaggio poco alla volta. Molte vicende, purtroppo, le ho apprese solo dopo. E volevo portare a termine il piano regolatore”.

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Il Docufilm di Italia Nostra: Il “Piano” della Salerno del 2000

Posted by on 19 gennaio 2010 at 3:47 pm
Italia nostra

Italia nostra

DOCUFILMVideo prima parte 

I CONTI CON IL PASSATO 
LA STAGIONE DI BOHIGAS
I RAPPORTI CON LA STORIA
L’EQUITA’ E’ PER TUTTI
L’ADDIO DEI PADRI

DOCUFILM: Video seconda parte
IL CEMENTO E IL SIMBOLO
MA QUANTI SAREMO?

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Storia del Piano della Salerno del Duemila

Posted by on 11 dicembre 2009 at 9:19 pm

panorama3A cura di “Italia nostra” – sezione di SALERNO – Dicembre 2009

 

  

I CONTI CON IL PASSATO

In principio fu la Delibera Comunale n.71 del 1989. Con essa Salerno sana 21 anni di illegalità e adempie all’obbligo di rispettare nelle sue carte e nella sua attività urbanistica i cosiddetti “standards”, cioè la dotazione minima di spazio pubblico per verde, parcheggi, scuole, chiese ecc., che dal 1968 spetta per legge a ogni abitante di città italiana. La città conteggia il fabbisogno totale dei suoi standards, il loro quantitativo esistente, e quello mancante: due milioni e mezzo di mq! Ed è costretta a vincolare tutte le sue aree inedificate. Di lì a poco, annuncia la necessità di un nuovo Piano regolatore pienamente adeguato agli standards e alle sue nuove esigenze. Il vincolo della 71 scade nel 1994, ed è rinnovato mentre la comunità salernitana appare in simpatia con la Politica Nuova nata dalle ceneri della Prima Repubblica e ansiosa di raccoglierne la creatura urbanistica nuova.

La proroga non suscita forti reazioni nei proprietari dei suoli nuovamente bloccati: più forte della delusione è la fiducia nell’Amministrazione nuova e nel nuovo assetto che sarà il premio per tutti. Estensore del nuovo Piano, liberatorio del vecchio finito nelle secche della 71, è il prof Bohigas, illustre architetto spagnolo. A lui il Sindaco De Luca, che è il primo a elezione popolare diretta (dic ’93), conferma l’incarico conferito nel ‘92 dalla giunta ancien régime del socialista Giordano; e, nell’aprile ’94, lo invita a presentare un “Preliminare di piano”.

Comincia così il lungo cammino del nuovo PRG di Salerno, il cui primo passo è il “Documento Programmatico” del nov ‘94: nell’iter bohigasiano, è elaborato che precede ogni disegno o proposta di Piano, perché deve contenerne le opzioni basilari, tratte dagli indirizzi dati dalla Giunta con l’incarico. Redatto con il supporto di un autonomo Ufficio di Piano appositamente costituito dal Comune, il “Documento” è consegnato da Bohigas come prima cornice del Piano e suo unitario manifesto d’intenti: diffuso e discusso nelle sedi cittadine, è approvato dal Consiglio Comunale ad aprile ‘95 insieme con la bozza di 11 Progetti di Area.

All’entusiasmo del Palazzo, si contrappongono, fuori, le osservazioni critiche: per alcuni già quella bozza di piani architettonici non può essere spacciata per un Preliminare di Piano. In ogni caso, nell’occasione, la città discute largamente sulle sue questioni. In seguito sarà più arduo. Un giornale titolerà, infatti: Abbiamo deciso, ora discutiamone.

LA STAGIONE DI BOHIGAS

Nella prima stagione, targata Bohigas, il Piano è conosciuto dal cittadino per le AAPU, di cui, sente dire, sarà la somma. La parola è cacofonica e di senso non immediato, ma diventa popolare grazie ai mass-media. Al lettore-spettatore viene spiegato che AAPU vuol dire “Area di Attuazione Puntuale Urbanistica” e che nel metodo di Bohigas sono il primo strumento per “ricucire” il tessuto interrotto, slabbrato e troppo spesso brutto del corpo urbano. Le AAPU, cioè, sono i progetti di alcuni ambiti urbani ai quali è attribuito un ruolo anticipatorio strategico. La loro individuazione, in parte prefigurata dal “Documento Programmatico”, discende dall’esigenza di definire soluzioni a temi non rinviabili (opere pubbliche urgenti) e dal fine d’innescare un processo di riqualificazione esportabile poi a tutti gli altri quadranti urbani, per coinvolgere le proprietà private.

Ad aprile ’95, dunque, Oriol Bohigas chiede e ottiene di costruire il PRG su un’armatura di progetti urbani e avvia una stagione densa d’interventi (per lo più finanziati da risorse non ancora spese, convogliate anni prima in città) in cui si decidono molte opere di riqualificazione urbana.

Il Parco Mercatello, la strada Lungoirno, vari interventi comunitari “Urban” e una continuata azione di ridisegno dello spazio pubblico dei quartieri sono i frutti maturati di questa strategia. A cui vanno attribuiti pure i progetti dei concorsi internazionali di progettazione: Cittadella Giudiziaria (David Chipperfield), Stazione Marittima (Zaha Hadid), Palazzetto dello Sport (Tobia Scarpa) finiti tutti, curiosamente, in differenti impacci di appalto e tuttora lontani dal traguardo.

I RAPPORTI CON LA STORIA

In questa prima stagione del Piano che va fino alla chiusura (mag ‘98) del Concorso internazionale d’idee degli Edifici-Mondo del Centro Storico, che oggi versano in più disastroso stato, la più nota e controversa AAPU bohigasiana è quella presentata il 20 luglio ’96. Essa riguarda l’ambito costiero occidentale e mira a ridisegnarne il Fronte Mare dalla zona del recinto portuale commerciale fino a quella della foce dell’Irno: sono esibite, qui, le prime versioni dei progetti per S.Teresa, Piazza della Concordia e i loro porti. 

Il giudizio che questi progetti suscitano nei gruppi ambientalisti cittadini e, più in generale, la loro crescente diffidenza verso la lettura offerta da Bohigas dei temi relativi al rapporto con la città storica o, meglio, alla sua “modernizzazione” troppo disinvoltamente intesa, incrina per la prima volta il rapporto collaborativo con la civica Amministrazione. Nel settembre ’97 Italia Nostra, con altre associazioni, organizza un Convegno per contrastare il progetto del nuovo Fronte Mare cittadino.

L’EQUITA’ E’ PER TUTTI

Approvate le prime AAPU, il cittadino è avvertito che per conferire piena legalità al Piano occorre dargli regole generali di giusta edificabilità valide per tutti, e che questo si farà con la Perequazione Urbanistica, come ribadito a Bohigas da apposita Delibera. Da quel momento una faticosa tappa giuridico-operativa si apre sul cammino del Piano, che a ottobre ‘98 affiora pubblicamente alla Provincia con un affollato Seminario “perequativo” promosso dagli Ingegneri di Salerno. Presenti -oltre agli estensori del piano salernitano- studiosi, politici, pionieri ed esperti venuti da varie parti d’Italia, si esaminano temi ed esempi del nuovo strumento contro la speculazione fondiaria, che è stato scelto anche per il PRG salernitano. Così, mentre la classe dei tecnici locali prende confidenza con il futuro strumento operativo, si tesse la complicata tela “perequativa” del Piano.

L’ADDIO DEI PADRI

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