Autobiografia non autorizzata di “Vinni il muratore”, lo Zelig di Ruvo dal Monte

torta crescent 60anni de luca comune 090508

Una bella torta Crescent per il sindaco

Aspettando la seconda parte della nostra inchiesta sull’affare Jolly Hotel…

Se agli italiani è andato in sorte (per molti, in malasorte) un presidente operaio, oltre che  bunga-bunga, ai salernitani, che sono una razza a parte, è toccato un sindaco muratore.

Vinni il muratore, l’uomo con lo scolapasta in testa e la cazzuola in mano.

Di lui si sa che a letto non usa cuscini ma solo sacchette di cemento e, per la nota sensibilità ambientale, ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti internazionali tra i quali ricordiamo il Premio Punta Perotti per il maggior numero di metri cubi proposti sul demanio marittimo (il famigerato Crescent), il Premio Fuenti per l’amalgama con l’ambiente circostante, il premio Erode per l’abbattimento di parchi giochi (al Jolly) ed il premio Playstation, per la demolizione di palestre e campi di basket (istituto nautico).

Con la modestia che lo contraddistingue, e ripudiando i simboli del potere, ha anche rinunciato all’autoblù; al suo posto ha scelto un veicolo sicuramente più congeniale, un’autobetonierablù: così, tra una riunione politica e un soliloquio, per ottimizzare i tempi, riesce negli spostamenti a produrre cemento per sostituire, qua e là, un’aiuola con un pavimento.

E nessuno può dire che stia con le mani in mano.

Adesso, il vulcanico primo cittadino ne ha pensata un’altra delle sue: dopo il crescent, vuole sostituire la statua della Madonna di piazza della Concordia con un grattacielo di 32 piani (la “Vinni il Muratore” Tower).

Ma come nasce questa fissazione che sta lastricando di cemento la nostra città?

Perché lo Zelig di Ruvo del Monte sogna solo mattoni?

Qual è stato il suo “20.000 leghe sotto i mari” (il trauma di Leonard Zelig, ad origine della malattia) che gli è mancato ed è ora a base della sua follia?

Ripercorriamo la sua infanzia, partendo proprio da lì, da Ruvo del Monte.

Quand’era piccolo Vinni il muratore giocava come tutti i bambini con le costruzioni solo che lui, a differenza degli altri, usava già mattoni forati e impalcature vere.

D’estate, da Ruvo del Monte non andava al mare ma raggiungeva il vicino lago di Monticchio. Gli mancavano i giochi da spiaggia, soprattutto i castelli di sabbia, e con paletta e secchiello si dava molto da fare; a fine estate, castello dopo castello, è andato sempre più verso il largo, fino a raggiungere l’altra sponda. Adesso, ormai da diversi anni, i laghi di Monticchio sono due.

A pasqua, poi, andava matto per le uova e il papà un giorno gliene comprò una molto grande “Tieni, Vincenzino, questo è più grande di un uovo di struzzo”. Vincenzino iniziò a piangere “non lo voglio, di struzzo, non lo voglio … lo voglio di calce-struzzo!”. E fu accontentato, ogni anno gli venne regalato un grande uovo di calcestruzzo che lui si divertiva ad abbattere con una piccola ruspa a pedali, ottenuta ad un compleanno al posto del triciclo.

Il ragazzino era studioso e, oltre ai libri, amava molto i giochi da tavolo. A monopoli era un fenomeno, piazzava case e alberghi a Parco della Vittoria e Viale dei Giardini con rara abilità e, come tutti i campioni, non usava i pezzi di legno rossi e verdi che uscivano dalla scatola.

Un falegname di fiducia gli faceva le casette e gli alberghi su misura secondo le esigenze del giovane Enzino, per cui le volumetrie erano più ampie e gli edifici erano più alti e più larghi. Per farceli entrare, anticipando la pubblicità, aveva fatto un tabellone maggiorato nella zona verde e viola (+ 20 % , come lo spot Vodafone con la pizza 5 stagioni di Gattuso e la valigia col portascarpe di Ilary Totti). In questo modo, c’entrava tutto. A due pezzi, poi, era affezionato in particolare: uno, perfettamente rettangolare, che non so come gli ricordava una nave ed un altro, a forma di omega, che piazzava nell’ex Parco della Vittoria, ribattezzato da lui Parco della Libertà.

Crescendo, portava i suoi amori adolescenziali e giovanili in giro in posti romantici e per trarre ispirazione non cercava i soliti luoghi banali come la costiera, Sorrento, Posillipo.

Il suo amore per la cultura lo portava a cercare luoghi in cui unire piacere ed accrescimento spirituale; per questo parcheggiava la macchina a Ponticelli e, davanti ai Rioni Incis e De Gasperi, si trovava al cospetto di opere realizzate dal suo urbanista di riferimento: Achille Lauro.

Davanti a quella sterminata, apparentemente caotica, volumetria il giovane Enzo provava una vera e propria eccitazione fisica, al punto che abbassava i ribaltabili e ci dava dentro come un coniglio.

A lui si è ispirato Tony Tammaro nel famoso hit degli anni ’90 “Su e giù nella 127 blu”.

Poi è iniziato l’impegno politico, e da lì il partito, l’amministrazione civica, il Municipio, il Parlamento, il cappello bicorne con coccarda tricolore e quant’altro.

Il resto è cemento, (pardon … storia!) dei giorni nostri.

Ma ci viene comunque il dubbio. Perché?

Cos’è accaduto a questo Zelig lucano, trasformatosi in una figura mitologica metà ruspa e metà sindaco?

Il mistero permane e nessuno, ad oggi, è in grado di svelarlo.

di A.A. cittadino di Salerno

FacebookTwitterLinkedInMySpaceGoogle GmailHotmailYahoo MailShare

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

11 Responses to "Autobiografia non autorizzata di “Vinni il muratore”, lo Zelig di Ruvo dal Monte"

  • carlo parente a nessuno says:
  • luigi says:
  • cesc says:
  • Paolino says:
  • zanardi says:
  • carlo parente a nessuno says:
  • Paolino 2 says:
  • Alberto Maisto says:
  • SOLOXSALERNO says:
  • antoniogranata says:
  • cesc says:
Leave a Comment

*