Archive for aprile, 2010

Vela, trivella “clandestina” sonda Piazza della Concordia

30 aprile 2010

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Mentre sull’ex spiaggia di Santa Teresa si cementifica  a ritmi selvaggi, a Piazza della Concordia si trivella che è una bellezza (foto 1, foto 2, foto 3, foto 4, foto 6, foto 5). Sì, esatto, si trivella e non certo per estrarre petrolio  (ce ne fosse). Si tratta invece di carotaggi a circa 30 metri di profondità per analizzare il suolo e per capire probabilmente se ci si può costruire sopra un bel Pirellone di 80 metri, la Vela di Bofill.  Il mini cantiere attrezzato in loco non presenta nessuna cartellonistica informativa, cioè non c’è scritto ne chi stia eseguendo i lavori e neanche cosa stiano facendo. Una sorta di cantiere semiclandestino.  Inoltre non risulta esserci nessuna delibera di giunta comunale relativa a questo intervento. C’è una determina di spesa, almeno stando a quando dicono all’ufficio tecnico comunale.  Certo, chi sta facendo i carotaggi va pagato, ci mancherebbe. Ma a quale atto amministrativo è collegata la determina? Su questo regna il mistero.

PS: diamo il benvenuto tra gli oppositori al Crescent anche all’avvocato Salvatore Memoli, ex presidente di Salerno Solidale, di recente potato dalla presidenza: A De Luca gli avevo chiesto di costruire le case alloggio, piccoli appartamenti dove poter far vivere in un clima familiare i nostri anziani. Qui invece ci sono costruttori che pensano a costruire il Crescent e mega appartamenti” (dichiarazioni rilasciate al Corriere del Mezzogiorno, leggi)

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Crescent, rinviato al 10 giugno ricorso di Italia Nostra al Tar

29 aprile 2010

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Italia nostra

Italia nostra

Nulla di fatto, almeno per ora. I legali di Italia Nostra, assistita dall’avv. Cantillo,  oggi assente in sede d’udienza e sostituito dall‘avvocato Oreste Agosto, hanno chiesto ed ottenuto il rinvio della discussione relativa al ricorso contro il Crescent. Le parti si rincontreranno il prossimo 10 giugno al Tar di Salerno. Tra i motivi, alla base della scelta tattica, c’è quello di integrare il ricorso con gli elementi emersi dalla pubblicazione del nuovo bando realizzato dal Comune per la cessione dei diritti edificatori del Megacondominio e della Piazza platanicida. I legali del Comune, difeso dallo studio Brancaccio, erano contrari allo slittamento della discussione ed avrebbero voluto già oggi arrivare ad una decisione.

PS: un nostro lettore, ieri, aveva lasciato un commento in cui anticipava il possibile rinvio della discussione. Aveva ragione!

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Una favola per dire addio ai Magnifici 5 di Santa Teresa

27 aprile 2010

HPIM3519…Tutt’intorno il paesaggio che avevo conosciuto appena schiusi gli occhi: tanto verde, uccelli ed insetti, bambini che giocano sfuggendo a mani rugose ma non ad occhi innamorati ed il cielo.

Un cielo azzurro, a volte bizzarro che, dopo essersi riempito di nuvole bianche ed anche grigie, starnutisce giù acqua leggera o impetuosa. L’acqua che nutre ed abbevera piante ed animali rimbalzando davanti ai miei occhi sulle foglie o correndo lenta o veloce per la corteccia fino a terra. E poi tra i cinguettii di uccelli di ogni colore e i gridolini festosi dei piccoli umani lo stormire delle foglie, un parlare dolce e tenero: la voce di mia madre.

Già, mia madre, una bellissima pianta, un albero, sì un albero che abbracciando con le sue chiome lo spazio enorme della sua vita dà rifugio ai nidi, regala ombra ai bambini che, stesi sulle sue radici guardano il cielo tra i suoi rami e, senza saperlo, godono dello sguardo materno di un testimone antico e sempre giovane della natura.

Ed io, piccolo seme, nell’osservare tanta vita intorno a me sogno, quando, a dimora nella generosa terra, diventerò anche io una bella pianta. Mia madre ne è sicura, anche se mi dice che, molto probabilmente, non mi vedrà crescere, portato lontano, chissà dove, dal vento.

Una mattina, mente mi accingo a crogiolarmi al primo sole, un rumore infernale, proveniente dal basso, scuote mia madre e tutti i rami, impauriti come me.

Mia madre sta morendo, cerca di regalarmi un ultimo sussurro con le sue foglie ancora verdissime. Sta morendo perché lame inesorabili con denti strazianti stanno entrando nel suo tronco, finchè uno schianto, un ultimo sussulto di foglie, la fuga degli uccelli disperati per la perdita dei loro nidi ed io, schiacciato nella terra.

Solo, al buio, nel terreno tremante ancora per la caduta di mia madre ed i passi concitati di chi, ignaro di tutto, gode soddisfatto di quella morte. Dopo un po’ sento avvicinarsi un piccolo verme che si chiede cosa ci faccia, io piccolo seme, sottoterra. ”Sei già pronto per germogliare?” mi fa. Che significa germogliare gli chiedo e lui, contorcendosi, mi chiede come mai mia madre non mi abbia spiegato niente. Gli rispondo che, probabilmente, non ne ha avuto il tempo. In quel momento mi sento scavare in testa e mi sento afferrare da un becco robusto che sta per farmi scivolare all’interno. No! Grido con tutta le mie piccole forze, no, lasciami che devo diventare una grande pianta. L’uccello mi guarda incuriosito quasi a domandarsi perché non mi ha ancora ingoiato. Prendo coraggio e gli dico che se non mi lascia crescere dove andranno a costruire nidi quelli come lui? Parte in volo e solo allora guardo lo scempio di mia madre, privata delle sue bellissime chiome, ormai uno scheletro.

Quasi mi dimentico che sto volando in becco ad un uccello. Qualcosa lo distrae perché mi lascia andare ed io vado giù con la terra che si avvicina veloce, poi, pumf, atterro su una foglia enorme e rimbalzo giù sulla testa di un ranocchio che si preparava ad un bel bagno. Gli occhi sono enormi e buffi ma non sono di suo gradimento e resto vicino a questo ruscello che scorre allegro, beato lui. Un solletico e vedo una, due, dieci formiche che mi abbracciano festose. Cosa vorranno da me? Me ne accorgo quando mi sento trascinare verso un piccolo buco dove non riescono ad infilarmi. Capisco che dovrei diventarne il pasto invernale e cerco di spiegare loro che il mio destino è completamente diverso ma sono troppo impegnate. Non si accorgono che una grossa lucertola si dimena con la sua coda. Un colpo e volo, volo sul viso di un bambino sdraiato vicino all’acqua con il suo cane intento a scavare freneticamente una bella buca.

Il bambino mi prende fra le dita e sta per lanciarmi lontano, forse nell’acqua dove non saprei nuotare ed allora con tutto il fiato che ho in gola gli grido: fermati! Il bambino strabuzza gli occhi e si guarda intorno a cercare l’origine di quel grido ed allora insisto. Sono un seme, è vero un piccolo seme, ma se ci fosse qui mia madre tu staresti all’ombra, forse ti addormenteresti pensando alle favole che ti racconta la tua mamma. Aiutami, fammi diventare una bella pianta, un albero meraviglioso come era mia madre. Lo so, ci vorrà tanto tempo, tanti anni perché io possa regalare ombra a te e ricovero agli uccelli, ma che ti costa. Il bambino, preso come da una favola, si gira, vede la buca scavata dal suo cane, mi adagia sul fondo, mi guarda un’ultima volta e mi ricopre con quella terra morbida, fresca, profumata. Il buio.

Mi addormento sereno. Dopo un po’, non so quanto, di nuovo un prurito, penso terrorizzato alle formiche e invece vedo che intorno sono spuntati piccoli fili. Li sento crescere e mi sento piano piano sollevato finchè, ad un tratto, salto fuori dal terreno, una luce abbagliante, di nuovo i rumori dell’acqua ed i versi degli uccelli. Mentre mi godo questo spettacolo ancora sporco di terra vedo arrivare un uccello impaziente di prendermi e strapparmi dalla mia nuova vita. Lo spavento con un urlo impensabile e gli prometto che se mi lascerà vivere e crescere sarò il rifugio per tutti i suoi simili.

Una promessa che ripeto tante volte mentre si alternano le stagioni e gli anni. Qualcuno comincia ad ammirarmi e poi dopo altri anni si realizzano il mio sogno e le mie promesse. Sono diventato un albero bellissimo, i miei rami più robusti ospitano tanti nidi, quelli più leggeri fanno giocare ed amoreggiare gli uccelli e le mie foglie cantano melodiose per i bambini e gli innamorati nascosti sotto le mie chiome. Il pensiero va a mia madre che se potesse vedermi sarebbe orgogliosa di me come lo ero io di lei…

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Crescent, giovedì al Tar si discute il ricorso di Italia Nostra: Una speranza c’è!!!

27 aprile 2010
Italia nostra

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Rendering "inedito" del crescent

Rendering Crescent

La Vendetta è un piatto che va servito freddo. Questo potrebbe non valere per i 5 platani di Santa Teresa. Giovedì 29 aprile potrebbe essere infatti già arrivato il giorno della loro Vendetta.  Si discuterà infatti al Tar di Salerno il ricorso presentato da Italia Nostra contro il Crescent voluto dal Comune di Salerno. I giudici amministrativi salernitani dovranno decidere sulla richiesta di sospensione dell’esecuzioni dei lavori che stanno devastando l’intera area di Santa Teresa. L’associazione ambientalista ha impugnato  l’intero progetto urbanistico dell’area, piazza compresa. Se il tribunale amministrativo salernitano dovesse  dare ragione ad Italia Nostra risulterebbe ancora più inspiegabile ed osceno il sacrificio dei 5 Platani di Santa Teresa decretato dall’amministrazione comunale appena due settimane fa.

Nel dettaglio questi gli atti impugnati: (leggi l’intero ricorso)

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L’ultimo saluto dei salernitani ai 5 platani di Santa Teresa

26 aprile 2010

buona DSCF9103UNA FAVOLA PER RICORDARLI (leggi)

Hanno preso la parola in tanti. E in tanti, megafono alla mano, in una domenica sera salernitana di “shoppppping” frenetico e traffico selvaggio, hanno reso l’ultimo saluto ai Magnifici 5 platani di Santa Teresa. Ancora increduli per quanto accaduto, come quando si perde una persona cara, con un forte senso di smarrimento.  Ad una ad una si sono accese le candele  mentre tutto intorno code disperate di automobilisti erano in estenuante ricerca del parcheggio. Da una parte parole e fuoco, dall’altra gas di scarico e “smadonnamenti” vari.  Quel maledetto parcheggio che ha decretato la  morte dei 5 platani, quel mega parcheggio di piazza della Libertà che non ha saputo rinunciare a un po’ di spazio per lasciarli vivere, quell’Ego-parcheggio che se li è mangiati.

E’ stata una serata intensa, carica di emozioni. Chi non ha sentito la necessità di esserci ha perso una grande occasione, chi c’era ha testimoniato il proprio amore per Salerno, per la città, per le sue radici più profonde, quelle che, come hanno ricordato in tanti, erano sopravvissute ad un paio di guerre mondiali, terremoti, alluvioni e devastazioni cementizie varie. Radici forti, radici vere, viscerali.

Inutile dirlo, assente ingiustificata, la maggioranza della stampa salernitana, di telecamere neanche l’ombra. Un sentito grazie alla Città di Salerno ed a Cronache del Mezzogiorno, gli unici presenti a fare il loro lavoro di cronisti.  Tutti gli altri hanno “potato”!

LE FOTO DELLA SERATA (Foto 1, foto 2, foto 3, foto 4, foto 5, foto 6, foto 7, foto 8, foto 9)

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